Racconti da Monaco - montecarloin.net
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Questa rubrica, su montecarloin.netè curata dalla blogger Cristina Veronese che ama raccontare ciò che accade nel Principato di Monaco, in modo differente: storie ed emozioni. 

Traslocare è un po’ morire, un po’ rinascere e soprattutto ricordare

Traslocare è un po’ morire, un po’ rinascere e sop...
Sono al trasloco numero 9, tutti avvenuti negli ultimi 20 anni, il penultimo 8 anni fa.
Lucifero questa volta mi accompagna, che botta di fortuna!

Mi accorgo di essere una collezionista compulsiva: dai francobolli alle macchine da scrivere, dalle prime scarpette dei figli ai biglietti aerei, dalla quattro colori a Star Wars. E poi una serie di prime assolute: il primo PC, il primo portatile, la prima macchina fotografica e quante cose che non utilizzo ma che soffrirei a sbarazzarmene. E poi c’è la mia infanzia: Ciccio Bello, la Barbie, i quaderni di scuola. E poi l’adolescenza: i diari, i gioielli, i biglietti dei concerti. E poi c’è la musica: radio d’epoca, il walkman, le audiocassette, i dischi vinili, il giradischi, lettore cd, lettore MP4 e infinite file di CD. E non sia mai che io non conservi tutti i deliziosi oggettini fuoriusciti dall’incredibile fantasia dei pargoli o tutto ciò che li riguarda.

Cassetti traboccanti di foto, armadi strapieni di “se dimagrisco” o “se ritorna di moda” e poi… E poi libri, tanti libri. Ultimamente sono riuscita a completare la mia collezione di romanzi di Liala (82 più doppie o triple edizioni). A volte non ho limiti ma dovrei imparare a darmeli: guardo le mie 34 macchine da scrivere e mi viene l’ansia. Dove le metto? Sì perché a separarmene non ci penso lontanamente. Invece dovrei farlo. Dovrei portare con me solo le cose che sono veramente utili, ma i ricordi fanno parte di me ed ogni oggetto mi trasporta in quel momento. Sì potrei ricordare lo stesso, ma non sarebbe lo stesso. Le emozioni, i sogni che avevo, com’ero, non posso separarmene. Traslocare è rinascere, perché si cambia aria, si cambia vita, si ripulisce tutto, si valuta, si regala, si butta. Traslocare è un po’ morire, perché tra quelle pareti si sono vissuti momenti importanti: i primi passi di tuo figlio, il primo racconto pubblicato, una gioia inaspettata, un dolore superato. Traslocare è soprattutto ricordare, non so come farò, ma porterò tutti i miei ricordi con me. Comincio a classificarli e a metterli a posto. Esattamente quello che sto facendo alla mia vita. 

A L'Incontro con l'Autore: Andrea Vitali

A L'Incontro con l'Autore: Andrea Vitali
Sabato 1º luglio 2017, da sinistra Cristina Veronese, Andrea Vitali e Luisella Berrino, (ft.©WSM/Colman)

Arrivo con qualche minuto d’anticipo, strano. Individuo subito il protagonista e mi presento. Dopo due minuti ci diamo del tu, dopo tre gli mostro la borsa che ho con me, contenente i suoi libri letti da autografare e lui mi dice: “Ma non perdere tempo con i miei libri”, dopo cinque minuti consegno alla moglie Manuela i miei racconti e spiattello il mio breve curriculum di scrittrice. Luisella è pronta, mi chiede di accompagnare lo scrittore al primo piano, nella sala conferenze. Saliamo le scale ammirando il porto attraverso la parete trasparente e voilà: i suoi libri, tanti, ma non abbastanza, perché a fine incontro mi perdo per un soffio l’ultimo esemplare di “La figlia del podestà”.

Sedie in velluto rosso con alto schienale e cornice dorata. Tutto è perfetto. Mi posiziono in prima fila, prendo appunti per il resoconto ufficiale, faccio una breve diretta su Facebook, twitto e soprattutto mi perdo nell’ascolto delle parole e delle espressioni utilizzate con maestria dall’oratore. Luisella legge poi una pagina dell’ultimo libro pubblicato: “A cantare fu il cane” e come al solito la sua voce ipnotizza me e il pubblico presente. Dopo l’incontro applauditissimo: firma copie molto gradita, foto con lui, con Luisella e lui, (grazie Alberto) e poi ho avuto un’occasione incredibile. Durante l’aperitivo a bordo piscina, ho potuto fare domande sulla scrittura a lui in compagnia della moglie.

Scopro così che Manuela è la sua prima lettrice, anche durante la stesura dei romanzi; che lui ha capito di esser diventato scrittore quando si è accorto di avere tutto un pomeriggio disponibile da dedicare alla lettura; che non bisogna scrivere gratis, perché la scrittura deve essere comunque riconosciuta come lavoro e poi una soffiata sul romanzo che sta per uscire: ci sarà finalmente una storia d’amore, anche se per scrivere profondamente del sentimento “amore”, lui, Andrea Vitali, mi confida di voler aspettare la maturità ;-)

NUOVA MODA: HAND SPINNER.....

NUOVA MODA: HAND SPINNER.....
Mercoledì 24 maggio 2017, (ft.©J.Levratto)

Sono davanti al negozio di giocattoli. La coda davanti al bancone mi avvisa che sarà un’impresa ardua. Le mani cercano avide di accaparrarsi almeno un esemplare. E mio figlio vorrebbe anche sceglierne il colore… Arriva un nuovo scatolone una ventina all’interno che sparisce immediatamente. Il mio piccolo, proprio perché è piccolo, è riuscito ad intrufolarsi. Esultante con il suo giocattolino in mano, azzurro come desiderava, mi raggiunge e ci avviamo alla cassa invidiati da chi non ce l’ha fatta.

Domani, alla stessa ora ne arriveranno altri e la battaglia ricomincerà per chi oggi torna a casa deluso. Mamme isteriche, bimbi che piangono, ragazzi che imprecano. Arrivo a casa ed osservo la meraviglia che abbiamo appena acquistato, per 6 euro, dopo giorni di ricerca ed attese. A Monaco è apparsa a fine aprile e questa “trottola a mano” ha colonizzato le dita di bimbi e ragazzi. La stampa americana prevede che il 7% della popolazione mondiale tra poco ne possiederà uno.

L’inventore sarà diventato ricchissimo, penso, invece no: l’inventore anzi l’inventrice, perché di donna trattasi, non ha guadagnato nulla. Catherine Hettinger, oggi 62 anni, ha inventato il “Spinning Toy” per la figlia di 7 anni che soffriva di disturbi muscolari. Aveva depositato il brevetto negli anni 90 e lo aveva proposto a molte case di giocattoli ricevendo solo rifiuti. Nel 2005 non ha rinnovato la tassa, 400 dollari, per problemi economici. Il brevetto è diventato libero e chiunque può produrlo. E così è stato. Ora si chiama Hand Spinner e si parla di 500 milioni di esemplari che stanno invadendo il mondo. Si dice che sia antistress, che aiuti la concentrazione, che... , che… io sinceramente mi devo allontanare da mio figlio mentre ci gioca perché il fruscìo di quella trottola mi mette l’ansia!

LA BATMOBILE A MONTE-CARLO

LA BATMOBILE A MONTE-CARLO
Martedì 18 aprile 2017, La BatMobile fotografata da Jacopo Levratto ©

Ma dove li pesca quei magnifici giocattoli?” Così Joker, interpretato dal mitico Jack Nicholson, definiva i gadgets dell’uomo pipistrello nel film Batman, diretto da Tim Burton nel 1989. E ieri sera in molti davanti al Casinò si saranno posti la stessa domanda. Sì perché la Batmobile esiste davvero!
 
Alla guida di una Caresto Arkham Car c’era il famoso youtuber Seb Delanney.
Anche se l’auto sembra uscita direttamente dal videogioco uscito nel 2015 “Batman: Arkham Knight” al quale il costruttore svedese si è ispirato, non è un giocattolino. Motore Lamborghini Gallardo V10 da 560 CV, velocità massima 320 km/h...

Batman... Batman... C'è qualcuno che sa dirmi in che razza di mondo stiamo vivendo? Dove un uomo si traveste da pipistrello?
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(ft.©WSM/Jacopo Levratto) 
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(ft.©WSM/Jacopo Levratto) 

SUL RED CARPET.....

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Lunedì 6 marzo 2017, (ft.©marco Piovanotto)

Sul red carpet del MonteCarlo Film Festival de la Comédie ho visto: Ezio Greggio che salutava educatamente ed elegantemente al suo ingresso al Grimaldi Forum, Ficarra e Picone sorridenti ed emozionati, Simona Ventura, raggiante, offrirsi con professionalità agli obiettivi, ho visto la riservatezza di Violante Placido nella sua fresca e delicata bellezza, Rocco Pappaleo simpatico coi fans, Enrico Montesano non simpatico coi fans, Monica Bellucci fascino che camminava, Riccardo Scamarcio con l’aria indifferente di chi sta facendo un giro in centro e poi ho visto tante belle persone eleganti e raffinate, c’era anche il mio dentista.

Ho visto Trump, alias Dario Ballantini, scambiare battute con Remo Girone. Sino qui il resoconto è stato serio o quasi, ma la mia voglia di raccontare non finisce qui, perché citando la frase più nota di Blade Runner: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

Ho visto tacchi trasparenti, dorati, quadrati, appuntiti; vestiti a balze, con strascico, paillettes, fiocchi e broccati; ho visto visoni, pellicciotti, spalle nude, trasparenze, ricami; sorrisi tirati, di plastica, di stress; ho visto vestiti che camminavano, bottoni che stavano per esplodere, farfallini al limite della loro lunghezza, boccoli che sembravano broccoli e ancora collant, calze a maglia e pelle nuda.

Dopo questo post non credo che m’inviteranno ancora al prossimo evento, ma mi sono divertita un mondo a scriverlo. ;-)

Il cinema è la visione del mondo

Il cinema è la visione del mondo
Lunedì 6 marzo 2017, Riccardo Scamarcio al MCFFC

Gli occhiali da sole sopra e tra i riccioli, alle sue spalle il mare e la terrazza del settimo piano del Fairmont hotel. Riccardo Scamarcio, attore e produttore racconta di sé e soprattutto, quasi fosse ad un comizio, di cinema.
Di un cinema italiano che potrebbe esser la miglior propaganda del made in Italy, ma non lo è, un traino per la cultura italiana all’estero, ma non lo è, della necessità di un progetto nazionale per farlo tornare a splendere, del “delirio” di professioni che gravitano attorno al cinema e dell’importanza di valorizzare ciò che l’Italia ha già come ad esempio il festival di Venezia, del censimento dei cinema metropolitani dismessi e della loro rinascita come opportunità di lavoro.

Parla con enfasi ed è impossibile non scrivere tutto quello che dice. Cita Nietzsche e della sua necessità di disordine per far esistere l’ordine, del suo spirito anarchico che in questo momento non trova opposizione, perché un ordine non c’è.

Attore, imprenditore di se stesso, parla quattro lingue e lavora anche all’estero, perché in Italia i film stranieri rappresentano l’82% del mercato cinematografico, solo il 18% i film italiani: assurdo. Racconta di come ha ottenuto un ruolo nel sequel di John Wick mandando un self-tape mentre puliva i suoi ulivi nella campagna pugliese, della sua esperienza sul set a New York, del suo ricominciare tutto da capo all’estero, ogni volta, senza vantaggi e senza pregiudizi, perché “tutti siamo vittime di pregiudizi altrui”, della globalizzazione vissuta non con ansia ma come opportunità.

Come produttore ha una commedia nel cassetto, una nuova esperienza, una critica ed un’analisi del malcostume della nostra società. A chi vuole fare l’attore consiglia di “prendere come padre spirituale Carmelo Bene” e di non presentarsi come “aspirante attore” ma con sicurezza dichiararsi semplicemente “attore”, altrimenti non è credibile.
In fondo, conclude, la risposta alla mia domanda, siamo tutti attori?… Solo che gli attori lo fanno e lo dicono.

Dopo l’incontro, mentre scendevo i sette piani in ascensore, mi è apparsa nella mente una citazione di Simone de Beauvoir, una frase che Riccardo ha fatto sicuramente sua: “Accetto la grande avventura di essere me.

EPPURE...

EPPURE...

Attilio è alto, magro, bruno, rughe profonde gli solcano la fronte ed incorniciano un immenso sorriso. È sopravvissuto alla seconda guerra mondiale. Come Benigni nel film “La vita è bella" fingeva di tradurre il tedesco agli italiani ed alla fine della sua prigionia aveva imparato veramente la lingua del nemico. Era a combattere in Grecia per la patria, così il Duce gli aveva ordinato.

Dopo l’armistizio venne catturato e diventò un “IMI”. Nella primavera del 1945 è tornato a casa, in Italia, in Piemonte, a piedi, nessuno l'ha riconosciuto, neppure la moglie. Era uno scheletro che camminava, pulci e pidocchi lo stavano divorando.

Eppure... Per anni ha recitato le sue avventure ai nipoti mimando, ironizzando e ridendo. La guerra raccontata da lui non sembrava così terribile. Neppure quando raccontava dei lavori forzati in una fabbrica dove le condizioni disumane inducevano a preferire la morte o quando ricordava di aver mangiato bucce di patate per sfamarsi.
Riusciva comunque a far ridere quei ragazzini che quando rientravano a casa sentivano però una morsa al cuore ed ogni ingiustizia presente sembrava loro ancora più incomprensibile.

Attilio era mio prozio, è stato in un lager in Germania e riusciva a far ridere della guerra. La storia poco raccontata degli ‘IMI’, gli Internati Militari Italiani, catturati dai tedeschi dopo l’Otto Settembre e, in barba alla convenzione di Ginevra detenuti nei lager nazisti.

Cercare l’incertezza per scoprire le certezze che valgono?

Cercare l’incertezza per scoprire le certezze che ...
Ho aspettato a redigere questo post, dovevo riflettere e non ero sicura di voler scrivere di una storia che ammiro, ma che da buon animale sociale e soprattutto da mamma ansiosa, di due prematuri, non condivido. Ognuno ha la propria storia, Baricco aggiungerebbe: “... e la propria mappa da scrivere.” Viene per tutti il momento del bilancio e del fatidico dubbio: “Sto vivendo la vita che vorrei?” E che in fondo è solo quest’altra domanda: “Sono felice?” Giurin, giuretto non mi sto trasformando in Marzullo ;-) Prima o poi ci siamo trovati tutti a porci la domanda: “ E se mollassi tutto?”

Vent'anni fa una donna non si è fermata al dubbio e alle domande, ma ne ha dato un seguito. Elena Sacco, dopo un incidente traumatico, ha lasciato il successo lavorativo, la casa, tutte le cose superflue ed è partita per un viaggio in mare durato 7 anni, con il compagno e i loro due figli (7 mesi e 5 anni). Ha raccontato con leggiadria questa, la sua storia nel tardo pomeriggio del 12 gennaio, in una bella sala di un hotel monegasco, davanti al numeroso pubblico seguace della carismatica presentatrice Luisella Berrino, padrona di casa e ideatrice di: “L’incontro con l’autore”.

C’era l’ambasciatore, le rappresentanze della cultura italiana del Principato, la voce di Radio Monte Carlo Maurizio Di Maggio e tanti spettatori attenti e a volte esterrefatti. C’ero anch’io, con la mia amica Vera e finito l’incontro mi sono posta tante domande, in fondo penso che sia quello lo scopo di un evento letterario. La domanda fondamentale l’ho scritta nel titolo. Concludo con la frase di John Lennon con la quale Luisella ha presentato l’incontro: “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi.

Libro presentato: “Siamo liberi” di Elena Sacco Editore Chiarelettere 2015

Babbo Natale è un reietto

Babbo Natale è un reietto
22 Dicembre 2016

Ieri ho incontrato Babbo Natale, era in una corsia del supermercato, solo e reietto. Gli adulti si aggiravano tra gli scaffali stressati e scontrosi alla ricerca degli ultimi regali, con quel senso dell'obbligo che toglie tutto il piacere del donare, senza pensare se aprendo il pacchetto il destinatario sarà felice. Le uniche ambizioni: gli servirà? Non lo riciclerà?

C’erano pochissimi bambini e neanche loro osservavano l'idrofilo Babbo (aggettivo rubato a Pennac) che si aggirava ramingo con un sacchetto di caramelle. Carrelli colmi di cibo solo per il giorno di Natale e prima? Non si mangia? Ho voltato l’angolo del bio e me lo sono trovato davanti, per un attimo il mio sguardo si è illuminato, nella mia mente ho veramente pensato a Babbo Natale e sono tornata indietro nel tempo.
Lui ha colto il mio pensiero perché mi ha sorriso sorpreso e mi ha fatto un saluto con la mano. L’ho reso felice e per un attimo mi sono illusa di averlo ricambiato per tutti i sogni che mi ha regalato quando ero bambina.

IL MARITO DI.....

IL MARITO DI.....
Principato di Monaco, 6 maggio 2016
 
 
Fontvieille, 19h15 esco di casa con tacco 12
                 19h20 rientro in casa e mi cambio le scarpe
 
Monte-Carlo, 19h47
Ammiro incantata, attraverso la vetrata dello Yacht Club di Monaco, il porto e la luce naturale della sera che si riflette sull’acqua. All’orizzonte: un lieve rosato, residuo del recente tramonto, è il sublime fondo scena alla bianca scalinata che sto salendo per giungere al Salon Ballroom. Saluto la padrona di casa, ovvero Cinzia Sgambati Colman, l’autrice del format e faccio il check-in da Alberto, suo marito.
https://twitter.com/ParoledaMonaco/status/728714617749446656
 
Accedo al salone e vengo avvolta da un’atmosfera new age: luci cangianti, trasparenze e tante orchidee, il simbolo dell’evento. A sinistra la stampa: operatori televisivi e fotografi, numerosissimi. Rimpiango la mia macchina fotografica, ma nella borsa, questa sera, proprio, non ci entrava e timidamente scatto pochissime foto, col mio smartphone, misero di pixel.
https://twitter.com/ParoledaMonaco/status/728718944509538308
 
Fermento ed agitazione: Lui sta arrivando. Gli ospiti vengono, gentilmente, invitati a togliersi dai bonbon ed a trasmigrare in terrazza, dove ho rifiutato timidamente una decina di volte la coppa di Champagne, proposta dai solerti, bianchi, camerieri. Il Principe fa il suo ingresso, una corte si crea attorno a Lui, le raffiche dei fotografi e dei telefonini creano un’atmosfera da tapis rouge.
 
Il Principe è sorridente durante il photocall, parla amabilmente, con vero interesse, in tante lingue alle candidate al premio. Si sofferma con la siciliana Adriana Santanocito, futura vincitrice della serata, che gli mostra il suo setoso filato realizzato utilizzando scarti e sottoprodotti agrumicoli, ovvero col recupero delle bucce di arancia; lo annusa, come d’altronde ho fatto in seguito anch’io: non sa d’arancia. Poi, Lui, esce in terrazza, sorridente. Galantemente saluta le signore in prima linea, accenno ad un timido inchino mentre mi porge la mano. Mi accorgo di esser l’unica a farlo e me ne vergogno. Ma gli occhi chiari e sereni del Principe mi rassicurano e oso, pronuncio un sussurrato: -Monseigneur-.
 
E poi le foto, tante foto, moltissime foto davanti allo scenario bianco ed ocra del premio Monte-Carlo donna dell’anno 2016. Impalata, osservo. Sento una marea di profumi. Alcuni li conosco e li abbino, nella mia mente, al flacone corrispondente. Donne differenti, come i loro profumi: vestiti appariscenti o sobri, eleganti, raffinati, estivi, invernali, gioielli colorati o dorati, trucchi accennati od ostentati. Anch’io usufruisco del photocall: con Cinzia (voglio le foto!) e la candidata al premio, che poi ha vinto, Juliana Rotich. Ammiro il “tocco” di Kenya su di lei: le perline colorate ornano la sua vita, il suo collo, il suo polso ed in seguito, conoscendola, ammiro lei. È l’ideatrice di Ushabidi, che significa testimonianza, l’applicazione che permette di gestire e verificare le informazioni provenienti dal web e dai telefonini, con geolocalizzazione, durante le situazioni di crisi. Chiedo a Luisella Berrino, “la Luisella” di Radio Monte Carlo e di “Incontro con l’Autore”, questa sera in veste di presentatrice, di poter fare una foto con lei. Il fotografo, che avevo incuriosito poc’anzi, con la mia presenza solitaria e scrutatrice, è felice di scattare due foto (Cinzia: voglio anche queste!) con “la Luisella” che mi dice simpaticamente di posare  una mano sulla spalla e che io abbraccio affettuosamente.
 
Stringo amicizia con Caitlin, una deliziosa manager inglese, anche lei in solitario, con la quale scambio interessanti battute sull’affrontare un evento in cui non si conosce quasi nessuno. Le confido di aver parlato solo col fotografo, lei mi risponde: -L’anno scorso io ho attaccato bottone con la fiorista.- Un distinto ospite passa davanti a noi e ci saluta. Rispondiamo con sorpresa a questo gesto imprevisto di considerazione e ci sorridiamo complici.
 
Non ho ancora parlato di uomini e c’è un motivo. In questa serata le protagoniste sono le donne e gli uomini si presentano così: -Sono il marito di…-. C’è un cerimoniere, c’è un valletto, c’è un co-organizzatore, ma sono un contorno; le storie raccontate sul palco sono tutte al femminile. E queste storie non sono banali, non sono glamour: sono storie di donne vere che compiono o che hanno ideato meraviglie sociali. La musica di Bruno Guerrini in sottofondo, le traduzioni simultanee, la conduzione di Luisella, i sorrisi di Cinzia  e ci si può mettere a tavola.
Il video sugli schermi narra delle invenzioni delle donne; alla vista della lavastoviglie ingenuamente esclamo: -La mia migliore amica-, con imprevista ilarità tra i commensali. Ringrazio l’organizzazione per il menù vegetariano, previsto senza doverlo chiedere e per i compagni di tavolo interessanti e spumeggianti. A proposito se volete sapere veramente come è andata la serata: leggete l’articolo sul blog di Mario Raffaele Conti, caporedattore di “Oggi”. Luisella, al mio stesso tavolo, corregge le bozze della presentazione e si accorda con la simpatica traduttrice che l’affianca. Le dico che scriverò il complimento che le hanno appena rivolto per la conduzione: classe, gentilezza ed humour. Lei mi suggerisce di scrivere anche: -Luisella non ha mangiato!- Fatto. 
https://twitter.com/ParoledaMonaco/status/728714766332661760
 
La premiazione è un bouquet di emozioni: quella delle vincitrici, dell’organizzatrice, della conduttrice che riceve il riconoscimento per la sua carriera radiofonica e non solo ed anche quella del pubblico, felice di poter esser testimone di tanta intraprendenza, tutta al femminile.
 
Dunque: cherchez la femme! E spesso, non è neppure tanto lontana.

Foto da sinistra: Cinzia Sgambati-Colman, Cristina Veronese, Juliana Rotich,(©WSM/Philippe Fitte) 
 
 
 

Lady driver

Lady driver
Martedì 30 agosto 2016, Carina Lima (ft.©Jacopo Levratto)

Da qualche sera, nelle strade del Principato, si ode un rombo particolare, quello di un’auto potente, un prototipo, la mitica One:1. I car spotter sono in fibrillazione, non solo per l’eccezionalità del veicolo, ne esistono solo 7 esemplari, ma anche, o meglio, soprattutto per chi la conduce. Il pilota infatti è una “lei”: Carina Lima, la lady driver del Gran Turismo (Team Imperiale Racing).

Terrazza del Monte-Carlo Beach, un pomeriggio di fine agosto. Il mare luccica. Carina è di fronte a me: la osservo. È bella, fisico scolpito, sicura di sé ed affascinante, parla impeccabilmente l’italiano, ma sento che c’è molto di più.

D:Obbligatorio iniziare la nostra chiacchierata con la seguente domanda: com’è nata la tua passione per le auto?

R: Sono sempre stata innamorata della velocità. Sin da piccola mi piacevano moto ed auto. Per le moto ho un grande rispetto, guidavo una Harley perché è una moto “easy”. Delle auto adoro il controllo della potenza e la velocità.

D: Quando la passione si è trasformata in una professione?

R: In realtà non è una professione, è un hobby. Ho iniziato troppo tardi. Per me è un piacere, una sfida, soprattutto per noi che siamo donne.

D: Appunto: com’è esser donna in un mondo esclusivamente maschile?

R: È terribile. Perché qualsiasi sbaglio che io possa fare: danno la colpa al fatto che io sono una donna. Agli uomini certe cose non vengono fatte notare. Mi sono accaduti due incidenti e la colpa l’hanno attribuita all’inizio a me perché una “lei”, anche se le immagini dicevano il contrario.

D: Sono poche, ma vi sono anche altre donne pilota: c’è competizione tra di voi o complicità?

R: Il rapporto tra le donne non è facile. Se apparteniamo a categorie differenti non ci sono grossi problemi, ma c’è sempre qualcosa tra di noi che tra gli uomini invece non c’è. Loro sono molto più complici, si danno forza tra di loro.

D: Nel tuo team sono tutti uomini, come ti trovi con loro?

R: Nessun tipo di problema. Mi aiutano.

D: Quali sono i risultati sportivi che ti hanno dato maggior soddisfazione personale?

R: Il Super Trofeo europeo, nella mia categoria (Gallardo AM), l’anno scorso. E quando riesco a superare i miei limiti. Non mi sento in competizione con gli altri, dai quali cerco d’imparare, ma con me stessa.

D: Hai paura qualche volta?

R: Mai. Forse qualche insicurezza, ma nessuna paura. Ho avuto recentemente un incidente ed ho ripreso normalmente.

D: Se non fossi riuscita a diventare pilota, cosa avresti fatto?

R: Tante cose, ma penso la carriera militare. Ho bisogno di sfide, di adrenalina, quella positiva.

D: Cosa ti piacerebbe che fosse scritto su di te?

R: Che ho voglia di vivere e che sono alla ricerca di qualcosa di spirituale.

D: Prossimi impegni.

R: Ora devo terminare il Super Trofeo Lamborghini.

D: Ultima domanda da una che ha difficoltà a parcheggiare un’utilitaria: auto preferita?

R: Mai provato una macchina come la Koenigsegg: potente, mi piace guidarla, anche se difficile da dominare. Anche la Brabus G63, ma tutte le macchine, ognuna propone un modo diverso di guida.  

 

L’ho osservata alla guida di quel bolide, dal quale è difficoltoso anche solo uscirne, ed avrei potuto fermarmi alle apparenze. Carina incuriosisce e parlando con lei ho capito che dietro agli occhiali, ai tatuaggi, alla corazza che si è costruita: c’è una persona luminosa ed una mamma presente; semplicemente una donna con tanta voglia di afferrare la vita. Sento di dover concludere quest’incontro con i versi del poeta Fernando Pessoa, portoghese, proprio come Carina: “Se mai non ottenessi gloria, o mai amore o giusta stima ricevessi, basta che sia la vita solo vita e che io la viva.”

 
Grazie al car spotter Jacopo per le foto, per avermi messo in contatto con Carina e soprattutto per avermi segnalato questa storia tutta al femminile. https://www.instagram.com/home_car_spotting_mc

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Tutto è fiction.. fino all'11 settembre, di Cristina Veronese

Tutto è fiction.. fino all'11 settembre, di Cristi...
Martedì 23 agosto 2016, (ft. C. Veronese)

A qualunque donna piacerebbe essere fedele. Difficile è trovare un uomo a cui esserlo.” Marlene Dietrich 

Tutto è fiction, ma c’è di più. C’è la sensuale ricerca di una diva, del fascino d’altri tempi, dell’arte dedicata ad una musa: Marlene Dietrich. C’è un Modigliani, un trittico Bacon, un De Chirico, un De Lempicka, un Magritte, un Matisse tutte opere eseguite da copisti sotto le direttive del poliedrico artista bresciano: Francesco Vezzoli. Foto, locandine, statue, bigliettini autografati, un meraviglioso abito da soirée nero. Tutta finzione. In un piccolo cinema vellutato di blu e profili dorati, con sedie in legno vintage (quelle per intenderci alle quali occorre abbassare la seduta ed attutirne il rumore) viene proiettato un improbabile documentario: pura fiction. Per descrivere il personaggio “Vezzoli” ci terrei a specificare che è quello che ha ingaggiato le attrici Michelle Williams e Natalie Portman, un regista: Roman Polanski per il video della pubblicità del suo profumo Greed (avidità) apparendo per alcuni secondi nel cortometraggio d’autore. L’artista appare anche sul flacone della preziosa essenza, con un chiaro riferimento alla “Belle Haleine” di Marcel Duchamp (il profumo più caro della storia: venduto all’asta nel 2009 a 8,9 milioni di euro). Piccolo ma fondamentale particolare: il profumo Greed non è mai esistito. Ancora fiction. Concludo con una riflessione: ma se tutto è falso, perché ho la sensazione di essermi trovata davvero a Villa Marlene?

L’expo “Dietrich Vezzoli-Villa Marlene” è a Villa Sauber , avenue Princesse Grace, (NMNM)
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#PokémonGo a colpi di tweet...

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Allo stadio di Monaco Louis II, vietato cacciare Pokemon!
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Glaucus Atlanticus una specie marina tropicale che ha ispirato un Pokemon
(ft.C.Veronese) 

Potrei raccontarvi che PokémonGo è l’applicazione più scaricata del momento, che la Nintendo è volata in borsa per poi precipitare quando ci si è accorti che non è il marchio creatore ma solo un affiliato, che prima i ragazzi 
giacevano inerti a giocare ai videogiochi sui divani ed ora si fanno anche 5 km al giorno, che ci giocano bambini ed adulti, uomini e donne, che si organizzano raduni ufficiali, e non, all’aria aperta, che un uomo ha catturato un Pokémon in sala parto con tanto di moglie gestante ed ha anche postato la foto, che imbecilli ci giocano guidando, che è nata una nuova “professione” da paghetta: il cacciatore di Pokémon, che un giornalista ci ha giocato durante una conferenza stampa sull’Isis, che un concerto di Beyoncé è stato compromesso da una fan giocatrice, che Pikachu è stato catturato sul set di Star Wars, che una donna ricercata è stata arrestata sfruttando la sua dipendenza dall’applicazione, che alcuni musei pubblicizzano la presenza dei mostriciattoli per incentivare le visite, che altri siti ed un paese francese intero invece ne hanno vietato l’uso bandendoli dai loro confini, che i malintenzionati potrebbero utilizzarli come esca, che gli esercizi commerciali li utilizzano per attirare clienti, che le mogli hanno trovato il metodo per risolvere l’emergenza rifiuti in casa: ovvero i mariti ora si prestano volontari a buttare l’immondizia, che i figli, ora, escono mentre le madri stanno a casa a smanettare sui social, potrei… ma perché spiegare tutte queste cose quando su #Twitter ho trovato queste perle?

E' da un'ora che cerco le chiavi nella borsa, figurati se ti trovo un pokemon. #PokemonGO (@Animacheta)
Devo essere rimasta l'unica che esce di casa senza cercare i pokemon. (@maggiafrancy)
Sarà contenta mia moglie: ora che abbiamo i @Pokemon in giardino finalmente anche lei ha degli animali domestici. Grazie #PokemonGO (@germanoveri)
Li vedi in due su un motorino, rallentano, pensi "adesso mi scippano!" E invece no padre e figlio a caccia di #Pokemon (@LaSany88)
Sono tempi duri: quelle che prima si facevano piacere il calcio adesso devono scaricare Pokemon Go. (@ChiaraBenvenuto)
Gente disposta a darti 15 euro l'ora per accudirgli i pokemon e poi storcono il naso se glie ne chiedi 7 per accudirgli il figlio… (@Star_Mylkie)
Capisci quanto abbia vinto @NintendoItalia, quando tua moglie ti fa cambiare strada per cercare Pokémon rari a San Pietro. #PokemonGO(@Ricciotto_)
Tua moglie vuole sapere a che ora vai a caccia di pokemon così passo da lei. (@mirko8925) Situazione sentimentale: non trovo manco i pokemon. (@giandima_)
Se non trovate i Pokemon sono sicuramente nella borsetta di vostra moglie (@LoMassi)
"Ci vediamo al porto antico, così tanto che mi aspetti catturi i pokémon" Moglie mi conosce bene (@Rudegnappo)
In spiaggia c'erano due che giocavano a pokemon go e mia mamma chiude la borsa e: "non facciamo che poi il pokemon è qui dentro e vengono" (@breavkingbad)
Papa, figlio e Nonno che catturano Pokémon. Visti (@Teo_Ferroni)
#PokemonTacchinaggio -Posso salire da te per vedere se ci sono Pokemon? -Mi spiace ho passato l’aspirapolvere questa mattina. (@Reine_Absolue)
"I pokemon agli Uffizi? Una forma di idiozia collettiva" (@VittorioSgarbi)


Da twitteriana praticante (e faccio outing: troppo) concludo con un tweet referente alla dicotomia reale-virtuale. Non potevo che sceglierne uno ironico e riassuntivo, quello di un re, di Re Tweet: “Dite la verità, siete sempre qui su twitter perchè avete dimenticato la password della vita reale…” (@re_assoluto)
 

E comunque il mio Pokémon preferito si trova in natura: il Glaucus Atlanticus, che non è da catturare!

Robert Combas: “Faccio del mal fatto, fatto bene”, di Cristina Veronese

Robert Combas: “Faccio del mal fatto, fatto bene”,...
Lunedì 8 agosto 2016, (ft. C.Veronese) 

Je fais du mal fait bien fait” è lo stesso Robert Combas a dirlo. Artista da 35 anni è definito il maggior esponente del movimento artistico nato negli anni 80 “La figuration libre” che mi permetto di tradurre “La libera raffigurazione”. E la sua libertà, vi assicuro, esplode tutta nei 100 dipinti esposti al Grimaldi Forum.

Ne sono stata affascinata e respinta nello stesso momento. Colori, contrasti, richiami primitivi, battaglie, origini, religione, erotismo, storia, incubi e tanta vita ed istinti a colori. Tele enormi, da ricoprire pareti intere, colpiscono da lontano e più ci si avvicina, più si ha voglia di vedere i particolari per poi allontanarsi nuovamente.

L’iconografia è immediata, non occorre pensarci troppo eppure si ha il desiderio di indagare, tutto è rimaneggiato dall’artista, quasi torturato. Le foto scattate ieri sera durante il vernissage possono far comprendere la mia attrazione-riluttanza verso queste opere, o forse non c’è nulla da capire.

È questo che amo dell’arte contemporanea: ti piace, ti emoziona o non lo vorresti neanche twittare. Concludo con una frase di George Brecht che mi è venuta in mente mentre scrivevo questo post e sceglievo le foto da pubblicare: “Me ne frego se faccio dell’arte”.

#Nice: quando i social servono

#Nice: quando i social servono
Giovedì 15 luglio 2016 23h30 Sto guardando “La meglio gioventù’” in streaming, butto un occhio su Twitter, leggo in tendenza l’hashtag #Nice. Nizza è la città dove sono nati i miei figli. Nizza dista a qualche chilometro dal Principato. Mi affanno, ormai quando il nome di una città è presente nella TL ho paura. E purtroppo è così.

Le parole sono violente: orrore, strage, attentato, morti, feriti. Stesso malessere di quella maledetta sera di novembre del 2015. Informazioni, che si riveleranno poi fortunatamente infondate, narrano anche di tre prese di ostaggi all’Hotel Negresco, all’Hotel Le Méridien sulla Promenade des Anglais e al ristorante Buffalo Grill. Il ministero degli interni francese ne dà dopo circa un’ora la smentita su Twitter. https://twitter.com/Place_Beauvau/status/753720082413547520
Continuo a leggere e comincio a tradurre in italiano i tweet che possono esser utili agli italiani presenti a Nizza. La prefettura che avvisa dell’attentato e consiglia di non uscire di casa; i tassisti che trasportano gratuitamente le persone per evacuare la Promenade; i nizzardi che offrono ospitalità attraverso l’hashtag #PortesOuvertesNice. Tra tanti tweet che si affollano davanti ai miei occhi scelgo e traduco “quelli utili”, quelli che possono contribuire, non a soddisfare il morboso interesse sull’attentato, ma ad aiutare le persone che in questo momento potrebbero averne bisogno: numeri d’urgenza e consigli da parte delle istituzioni francesi. https://twitter.com/CHUdeNice/status/753725386526195713 Facebook lancia, come aveva già fatto durante gli attentati di Parigi l’applicazione Safety Check per permettere alle persone di segnalare agli amici la loro posizione e la loro incolumità. Il ministero degli interni e la Polizia consigliano di non divulgare foto o video scioccanti ma di segnalarli sul loro sito. Purtroppo stanno circolando sul net immagini orribili. Questa è invece la parte più repellente dei social: il non-rispetto per il dolore altrui. https://twitter.com/Place_Beauvau/status/753725598997090313 I social stanno comunque svolgendo la loro funzione principale: la diffusione delle informazioni, ma non solo. Molte persone sono state ritrovate grazie alle segnalazioni di ricerca divulgate su Facebook e Twitter. Presente la solidarietà verso le famiglie delle vittime e soprattutto un aiuto concreto alle persone in fuga dalla Promenade che sino a ieri era quella delle sedie blu davanti al mare... Un supporto psicologico, fornito dalle istituzioni francesi è in atto per le famiglie delle vittime e per le persone sfuggite a quell’orrore. Orrore: la parola più diffusa nei titoli sui quotidiani francesi questa mattina.

Monaco capitale della filosofia? di Cristina Veronese

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Sabato 11 giugno 2016, Umberto Eco (ft. D.R.)

18h30 Théâtre Princesse Grace, fila H Scatto foto. Il teatro è quasi vuoto, sono stranamente in orario, mi preoccupo: tutta una vita in ritardo ed ora… Avevo twittato la notizia l’anno scorso con enfasi, quando mi ero immaginata di pendere, ora, dalle Sue labbra. Sì perché questa sera Lui avrebbe dovuto esser qui. La Sua conferenza era prevista come apice conclusivo del Colloque monegasco di filosofia. Ed invece… naufragio.

18h40 La Nave di Teseo approda: Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose ed Eugenio Lio fanno il loro ingresso. Scatto una foto prima che arrivino le guardie del corpo della Principessa Caroline. A quel punto macchina fotografica ben posizionata sulle ginocchia e sguardi di fuoco da parte dell’uomo-armadio armato di auricolare.

19h00 Si scatena una guerra ai posti liberi, tutti rigorosamente riservati e non interscambiabili. Filosofi, politici, sacerdoti, dame vestite da gran soirée, tutti separati o uniti dal caso. Graziose maschere che li accompagnano ad accomodarsi. I fotografi ufficiali si scatenano. Io aspetto… La scrittrice francese Laure Adler presenta ed introduce la prima parte del documentario a Lui dedicato: "Umberto Eco, derrière les portes" di Teri Wehn Damisch. Scatto foto. Un ritratto multimediale attraverso le Sue parole, in sapiente francese, attraverso le immagini girate nella Sua casa parigina, attraverso i Suoi gesti, i Suoi libri tradotti in numerose lingue. Lui, come dirà in seguito Elisabetta Sgarbi, è l’autore italiano più tradotto nel mondo! Sale sul palco Robert Maggiori, orgoglio italico, professore di filosofia al liceo di Monaco, che Lo ricorda come amico e come filosofo.
La scenografia è essenziale: tre tavolini e tre sedie da bistrot. Un piccolo caffè filosofico al quale prendono posto Elisabetta Sgarbi e Mario Andreose. Quest’ultimo racconta, in lingua francese, la storia di Lui linguista, semiologo, filosofo, traduttore, autore ed editore. Racconta del lungimirante Valentino Bompiani col quale Lui collaborò sin dagli anni ’60. La nascita della casa editrice La Nave di Teseo è invece narrata da Elisabetta Sgarbi. Una Sua scelta, dettata dal desiderio di non tradire la libertà e l’indipendenza della Bompiani. Una nave che si rinnova all’infinito restando sempre la stessa, una nave che salpa verso l’ignoto, non per necessità ma per trasmettere i valori in cui Lui credeva. La seconda parte del documentario ci mostra un Lui divertente, ironico. Un uomo che diceva di non prendersi troppo sul serio, che creava ed amava i libri, che aveva la necessità di divertirsi. Non sono delusa, Lui in fondo è qui, perché chi l’ha conosciuto, chi ha lavorato con lui, chi l’ha amato o solo chi, come me, l’ha letto per puro diletto e studiato per gli esami di linguistica è qui a ricordarlo. Umberto Eco è arrivato.

Il topolino campagnolo

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i denti del topolino vissuto 350 mila anni fa
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Il Principe Albert I, grande esploratore, nei francobolli commemorativi
8 luglio 2016 - Museo di Antropologia e preistoria - Jardin Exotique - Monaco
 

Il direttore del museo Patrick Simon racconta di una storia iniziata esattamente 100 anni fa.
Estate del 1916: iniziano i lavori per la realizzazione del Giardino Esotico. Il Principe Albert Ier commissiona un bacino per le piante acquatiche e vengono così rinvenute le cavità della Grotta de l’Osservatorio. La prima campagna di scavi archeologici dura 4 anni. Altri cantieri seguiranno (1982-1987) e metteranno alla luce 3 grandi insiemi archeo-stratigrafici del Paleolitico. Le prime tracce d’insediamento nella Grotta risalgono a 350 000-200 000 anni fa.
Chi lo attesta? La datazione cosmo-genica e qui mi vanto un po’, perché l’ho appena appresa, ero rimasta alla datazione col carbonio 14… che oggi ho scoperto: è ancora utilizzata, ma valida solo per reperti “giovani”, ovvero databili sino a 50 000 anni fa! Dunque lo conferma la scienza, ma anche un simpatico topolino i cui dentini sono stati ritrovati proprio nella grotta. Si tratta di un piccolo roditore, il Campagnol (Pliomys episcopalis) scomparso 350 000 anni fa, il cui ritrovamento permette quindi di datare lo strato in cui giaceva da secoli, anzi da millenni. (foto)
Gli scavi riprenderanno tra poco, saranno diretti dall’antropologa ed archeologa Elena Rossoni-Notter e offerti, visivamente, alla curiosità dei visitatori. Saranno effettuati nuovi prelevamenti e le pareti della Grotta saranno scansionate in 3D. Nuovi scavi, nuove tecnologie, sicuramente nuovi risultati.
 
Non ho resistito ed ho sfiorato, Elena ha detto che si poteva fare, una pietra bi-facciale scolpita da un nostro antenato, un Homo erectus che l’ha utilizzata 300 000 anni fa  per cacciare cervi e stambecchi. Sul francobollo emesso dall’Office des Émissions de Timbres  per commemorare il centenario dall’inizio degli scavi, disegnato da Yves Beaujard,  appaiono, con la tecnica incisoria, in primo piano l’amigdala ed il teschio dello stambecco. La grotta si trova sullo sfondo e il posto d’onore spetta al mecenate, il Principe Albert Ier, nonno dell’attuale Principe. 

 
Botanica, geologia, antropologia, paleontologia e vogliamo parlare della vista mozzafiato sul Principato?

Rendez-vous sul Tapis Rouge

Rendez-vous sul Tapis Rouge
Principato di Monaco, 15 giugno 16h30
Una delicata ma insistente pioggia ha inzuppato il tappeto e sento i piedi affondare morbidamente sul tessuto rosso. Le scarpe aperte (ottima idea Cri!) permettono alle mie dita di “rinfrescarsi” mentre mi avvio verso il Grimaldi Forum, dove si sta svolgendo il 56° Festival della Televisione. I fans sotto gli ombrelli, ai lati del tappeto, non sembrano scoraggiati dalla pioggia e scattano foto ai divi televisivi, oggi qui per interviste, dediche e photocall (emozione).
Lui, il regista che mi accingo ad intervistare, mi sta aspettando in compagnia di Alessandro, l’addetto ufficio stampa, nonché giornalista ed avvocato (ansia).
Lui: lo conosco dalla scorsa edizione del Festival, è membro del comitato di preselezione dei programmi fiction. Abbiamo due passioni in comune che hanno fatto intrecciare i nostri percorsi social: l’arte e soprattutto la scrittura.
Lo scrigno di vetro nel quale ci troviamo è quasi deserto, tutto si sta svolgendo nei piani inferiori, dove sono stati allestiti numerosi stand, esclusivamente per la stampa. Non manca nulla: fondo scena con logo, tavolino, sgabelli, microfono, luci e telecamera (emozione).
Luci sparate, appollaiata sullo sgabello non mi sento molto a mio agio. Ci accomodiamo su due graziosi divanetti colorati, estraggo dalla borsa il taccuino e la mia inseparabile 4colori (vintage, come chi l’impugna). Inizio con la prima domanda, l’unica preparata e poi... free style. Più che un’intervista è una piacevole ed intensa chiacchierata, sotto l’occhio e l’orecchio vigili di Alessandro (ansia).

Domande (D) e Risposte (R) 
D: Quale serie televisiva italiana vedresti volentieri premiata al Festival?
R: Sicuramente Gomorra 2 perché è una serie di successo, con potenzialità internazionali. Durante la scorsa edizione è stato premiato Marco D’Amore come miglior attore, proprio per la prima serie. Inoltre uno dei protagonisti Salvatore Esposito ha recitato nel 2011 in miei 2 cortometraggi: Il principio del terzo escluso (aggiungo io: andatelo a vedere su Youtube!) ed Il consenso.
D: Quindi Genny, prima che diventasse Genny... l’hai scoperto tu?
R: Ha iniziato effettivamente con me e sono contento del percorso che sta facendo.
D: Ieri sera hai offerto al Principe (su Twitter ho postato la foto con lo scoop!) il tuo ultimo film: People in Sorrento. Che metodo di lavoro hai adottato per la realizzazione di questo documentario?
R: Tutto è partito da un’idea, quella del produttore Raffaele Esposito, dalla volontà di valorizzare il territorio, di lasciare una memoria dei luoghi e dei fatti che vi sono legati. Insomma raccontare le storie attraverso i paesaggi ed i personaggi che vi hanno lasciato una traccia.
D: Raccontare… ciò che amo di più in assoluto. Io adopero le parole, tu cosa hai usato?
R: Un tessuto narrativo complesso, un racconto che è partito da Sorrento ed è arrivato all’arcipelago “Li Galli”. Storie, musiche, personaggi, artisti, ricordi. 12 mesi di riprese. Una sceneggiatura scritta a 6 mani. Tanti nomi famosi attuali e del passato: Caruso, Dalla, Eduardo de Filippo, Nietzsche, Nureyev, De Sica, Sophia Loren, Renzo Arbore e tanti altri (guardate il promo su Youtube)
D: Perché ami realizzare documentari (guardate sul net!)?
R: Il documentario permette di costruire un percorso che arricchisce, sempre. Raccontare storie e fermare la vita in quell’attimo. Ho sicuramente una preferenza per l’arte e gli artisti.
D: Cosa ami di più della tua professione artistica?
R: Dirigere e la fotografia. Le riprese, la preparazione, la creazione pratica. Quando si arriva al ciak è una liberazione, si può cominciare. Se si lavora bene, prima, anche il montaggio è facile.
D: Ti piace collaborare con gli altri?
R: Quando si ha un’equipe che funziona, si creano sinergie, squadra, si condivide la stessa passione ed è un piacere dirigere l’orchestra. Non ci si accorge più cosa viene da te e cosa dagli altri (bellissima questa frase!)
D: Un momento del tuo lavoro che adori.
R: Quando sono solo con la telecamera per le riprese dei documentari: emozioni e sensazioni… (raccontare).

La parola che mi viene in mente dopo averlo ascoltato è la seguente: PASSIONE. Passione per il suo lavoro ed è impossibile non esserne contagiati. Mi è venuta voglia di riprendere una vecchia sceneggiatura e chissà… conosco un bravo regista, ora. Mentre Lui scrive, con la mia Bic vintage, sulla copertina del suo ultimo film mi sento fortunata. Il Principe, ieri sera a Palazzo, ha ricevuto lo stesso dono, ma io con una cosa in più, anzi due: la dedica e l’intervista.
Da quando scrivo per il magazine MonteCarloin ho l’opportunità e la libertà (cose rare) di raccontare, oltre alle mie novelle, anche gli eventi culturali monegaschi a modo mio ed oggi ne sono ancor più orgogliosa: si è appena conclusa la mia prima intervista al regista LUIGI SCAGLIONE.