L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 è un progetto strategico di rinascita che guarda con decisione al futuro.

A diciassette anni dal terremoto del 2009, la città trasforma le ferite ancora visibili in un’opportunità concreta di sviluppo culturale, sociale ed economico, proponendosi come laboratorio nazionale di innovazione e rigenerazione urbana. Il programma, che ha preso il via ufficialmente in questo gennaio, prevede oltre 300 eventi distribuiti lungo l’intero arco dell’anno, coinvolgendo non solo il capoluogo abruzzese ma anche un vasto territorio allargato che include Rieti e numerose aree interne tra Abruzzo e Lazio. Un approccio definito “multiverso”, capace di superare i confini amministrativi tradizionali e di mettere in rete città, borghi e comunità spesso marginalizzate, restituendo loro centralità attraverso la cultura.
Al centro del progetto c’è la volontà di celebrare la rinascita materiale e immateriale dopo il sisma, raccontando come una tragedia collettiva possa diventare occasione di crescita condivisa. La ricostruzione fisica dei luoghi si intreccia con quella sociale e culturale: spazi storici restituiti alla cittadinanza, nuovi poli creativi, percorsi di partecipazione e sperimentazione che puntano a rafforzare il senso di appartenenza e la coesione tra le comunità.


Grande attenzione è riservata ai temi dell’innovazione sociale, della rigenerazione urbana e della sostenibilità, con progetti che mettono in dialogo patrimonio storico, linguaggi contemporanei, nuove tecnologie e pratiche culturali inclusive. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un impatto duraturo, capace di generare occupazione, attrarre investimenti, stimolare il turismo culturale e creare nuove opportunità per le giovani generazioni.
L’Aquila modello replicabile di sviluppo per i territori fragili. Un modello in cui la cultura diventa motore di resilienza, strumento di ricucitura sociale e chiave per immaginare un futuro condiviso. Con L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, il centro Italia si racconta al Paese e all’Europa trasformando la memoria del dolore in energia creativa e valorizzando la cultura affinchè diventi una leva concreta di rinascita.

