Gli « Esercizi di stile » di Raymond Queneau portati in scena dal Massimiliano Finazzer Flory a Monaco in una serata di diplomazia culturale, raccontata da Cristina Veronese.

Soffici seggiole in velluto rosso, un caminetto spento, un muro di pietre antiche, un paravento in broccato, un leggìo in legno e un piano elettrico.
Sul palco minimalista dell’intimo Théâtre des Muses al Jardin Exotique, è andato in scena uno spettacolo che ha trasformato la parola in acrobazia, la logica in emozione e la letteratura in pura meraviglia teatrale.
La Presidente del Teatro della Vita, Carolina Labadini-Mosti ha introdotto la serata presentando gli Esercizi di stile di Raymond Queneau e ha definito una fonte d’ispirazione l’opera che stava per essere interpretata dal camaleontico attore Massimiliano Finazzer Flory accompagnato al piano da Giulia Malaspina.
Gli Esercizi di stile risalgono alla fine degli anni ’40 quando, in Francia, nasce un movimento destinato a cambiare il modo di concepire la scrittura: l’OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle), un’officina creativa dove la fantasia incontra la matematica. Tra i suoi membri anche Italo Calvino. L’idea? Usare vincoli, regole, strutture come trampolini di lancio per l’immaginazione. Nessun limite, tanta sperimentazione.
Nel 1947 Queneau pubblica per Gallimard un libro geniale: 99 versioni dello stesso, banalissimo episodio quotidiano, raccontato ogni volta con uno stile diverso. Retorica applicata, logica matematica, registri linguistici che si rincorrono, si trasformano, si travestono. La stessa storia, infinite possibilità.
A lungo considerati intraducibili, gli Esercizi di stile approdano in Italia nel 1983 grazie a Giulio Einaudi Editore, in una versione firmata da Umberto Eco che è molto più di una traduzione: è una riscrittura creativa, un ponte culturale tra Francia e Italia.
Ed è proprio questo legame tra culture che diventa messaggio centrale della serata monegasca, voluta dall’Ambasciata d’Italia a Monaco e in presenza dell’Ambasciatore Manuela Ruosi che ha saputo accendere i riflettori su un capolavoro della sperimentazione letteraria; ribadendo l’importanza della creatività e della libertà di espressione. Un esempio luminoso di diplomazia culturale.
Ma se Queneau scrisse 99 esercizi di stile, sul palco ne abbiamo vissuti 30. Trenta variazioni, trenta metamorfosi, interpretate da l’istrionico attore Massimiliano Finazzer Flory, che ha adattato il testo ai luoghi monegaschi e capace di trasformare voce, corpo, ritmo e intenzione con la naturalezza di chi fa dell’intelligenza naturale, quella autenticamente umana il proprio strumento più potente.
Dalla precisione quasi matematica alla comicità surreale, dal lirismo all’assurdo, fino all’ultimo episodio “Interiezioni” esploso in un vortice di “Oh!”, “Ah!”, “Eh?” che hanno strappato sorrisi e applausi, ricordandoci che anche una semplice esclamazione può diventare arte.
Una serata dove la logica ha danzato con l’immaginazione, dove la ripetizione non è mai stata ripetitiva, e dove abbiamo scoperto che nella parola si nascondono possibilità infinite, basta avere il coraggio di liberarle.


