La giornalista Romane Brisard ospite del Monaco Press Club denuncia, con un libro inchiesta, il sistema giudiziario francese, che non proteggere i minori.


Un incontro organizzato in collaborazione con l’associazione Entreparents. Un’inchiesta che fa rumore, che disturba e soprattutto che interroga. È quella raccontata da Romane Brisard nel suo libro Inceste d’État, al centro dell’incontro organizzato dal Monaco Press Club.
Davanti a un pubblico attento, la giornalista ha ripercorso la genesi del suo lavoro investigativo, spiegando come tutto sia nato quasi per caso, senza immaginare la portata del fenomeno che avrebbe scoperto. “Non mi aspettavo una portata simile”, ha raccontato, facendo riferimento a una realtà allarmante: in Francia, circa 160.000 bambini sarebbero vittime di violenze all’interno del nucleo familiare.
Un sistema che non protegge
Al centro del libro c’è una denuncia precisa: non solo la violenza, ma anche le disfunzioni del sistema giudiziario. Secondo Brisard, molte madri che trovano il coraggio di denunciare abusi subiti dai figli si scontrano con una giustizia che troppo spesso le considera “manipolatrici” o “instabili”.
In diversi casi, ha spiegato, i tribunali non intervengono tempestivamente, lasciando i bambini esposti a situazioni di rischio. Ancora più controversa è la questione della custodia condivisa, che può obbligare le madri a continuare ad affidare i figli al padre, anche in presenza di sospetti o denunce. Una realtà che la giornalista definisce senza mezzi termini: una falla sistemica, dove la mancanza di formazione specifica e di mezzi adeguati diventa spesso una giustificazione per l’inazione.

Inceste d’État: un titolo provocatorio
Il titolo del libro non è casuale. Inceste d’État punta il dito contro una responsabilità collettiva: quella di istituzioni che, pur non essendo direttamente autrici delle violenze, finiscono per non proteggere le vittime. Brisard parla di una vera e propria “violenza istituzionale”, che si aggiunge a quella subita dai bambini, quando le segnalazioni non vengono ascoltate o vengono minimizzate.
Continuare a indagare
L’inchiesta, che si spera abbia finalmente le coscienze politiche in Francia, non si ferma al libro. La giornalista ha dichiarato di voler proseguire il suo lavoro per capire più a fondo chi sono gli aggressori e quali meccanismi portano a questi crimini, con l’obiettivo di rompere un silenzio ancora troppo diffuso.
Il suo intervento al Monaco Press Club ha aperto un dibattito necessario su un tema difficile, ma fondamentale: la protezione dei minori e la responsabilità delle istituzioni. Un lavoro che “inquieta”, come lei stessa riconosce, ma che proprio per questo si rivela indispensabile.
