DISINFORMAZIONE E IA: A MONACO ANCHE GLI ESPERTI IN TRAPPOLA

Un avatar indistinguibile dal giornalista reale, fotografie generate dall’IA capaci di ingannare un professionista e studenti protagonisti del dibattito. Grande partecipazione alla tavola rotonda moderata dal Monaco Press Club.

Cinzia colman, presidente del Monaco press Club ha moderato la tavola rotonda sulla disinformazione
Gli invitati alal tavola rotonda al liceo Albert Ier, ft.©S.Danna/direc.Com.

Un giornalista appare sullo schermo e parla di disinformazione. Il pubblico ascolta attentamente, senza sospettare nulla. Ma quello che sembra essere Thomas Huchon, noto giornalista francese specializzato nella lotta alle fake news, è in realtà un avatar creato con l’intelligenza artificiale. Nessuno se ne accorge, neppure gli studenti, cresciuti nell’era dei social network.

È cominciata con questa dimostrazione la tavola rotonda « La disinformazione: quali sfide, quali risposte? », organizzata a Monaco dalla Delegazione Interministeriale al Digitale (DIN), in collaborazione con la Direzione dell’Educazione Nazionale, della Gioventù e dello Sport (DENJS), e moderata dal Monaco Press Club, con la sua presidente e la vicepresidente Delia Kriel.

L’incontro, ospitato al Lycée Albert Ier e rivolto agli studenti delle scuole superiori, rientrava nel lancio del programma nazionale monegasco dedicato ai giovani e alla disinformazione, nell’ambito della campagna « Journalists Matter » (« I giornalisti contano ») del Consiglio d’Europa e delle iniziative legate alla Presidenza monegasca del Comitato dei Ministri.

Ad aprire i lavori sono stati Serge Robillard, responsabile del programma « I giovani di fronte alla disinformazione », e Rodica Ciochina, responsabile della campagna « Journalists Matter » presso il Consiglio d’Europa.

Quando anche un fotogiornalista non riconosce più la realtà

Uno dei momenti più significativi ha coinvolto Roger Job, fotogiornalista di grande esperienza, invitato a distinguere fotografie autentiche da immagini generate dall’intelligenza artificiale.

Il risultato è stato sorprendente: soltanto due risposte corrette. Visibilmente scosso dalla qualità delle immagini artificiali, il fotografo si è interrogato sul futuro del proprio mestiere e dell’insegnamento: « Se non riesco neppure io a riconoscere la differenza, cosa posso insegnare ai ragazzi che vengono ai miei corsi? ». Una domanda che ha riassunto il problema centrale dell’incontro: come riconoscere il vero in un mondo in cui anche le immagini possono essere perfettamente costruite?

TikTok, influencer e giornalisti: chi informa davvero?

Il dibattito ha coinvolto direttamente gli studenti, chiamati a rispondere a minisondaggi e a raccontare le proprie abitudini digitali. Molti hanno indicato TikTok come una delle principali fonti d’informazione.

Frédéric Cauderlier, direttore dell’informazione di TVMonaco, ha ricordato che il problema non è tanto il mezzo utilizzato, quanto l’affidabilità della fonte: anche sui social è possibile informarsi correttamente, purché si scelgano canali professionali e verificabili.

Ma qual è la differenza tra un giornalista, un influencer e uno youtuber? Giacomo Mazzone ha richiamato l’attenzione sulle regole deontologiche della professione giornalistica e sulla necessità di distinguere l’informazione indipendente dai contenuti promozionali retribuiti. Un confronto particolarmente attuale per una generazione abituata a ricevere notizie, pubblicità e opinioni attraverso lo stesso schermo.

La guerra cognitiva e il potere degli algoritmi

La professoressa Cléo Collomb, esperta di guerra cognitiva, ha spiegato come le nuove forme di manipolazione vadano ben oltre la diffusione di notizie false. L’obiettivo può essere quello di alterare i processi attraverso i quali si costruisce la conoscenza, sfruttando dati manipolati, intelligenza artificiale e algoritmi per influenzare il pensiero collettivo, alimentare la polarizzazione e indebolire il dialogo democratico.

Laurence Delleur ha affrontato il tema delle pressioni e delle intimidazioni subite dai giornalisti d’inchiesta, mentre Aude Favre ha raccontato la propria esperienza su YouTube, dove contenuti più leggeri possono ottenere molte più visualizzazioni rispetto a inchieste approfondite.

È emersa così una delle contraddizioni dell’informazione digitale: i contenuti che attirano maggiormente l’attenzione non sono necessariamente quelli di maggiore interesse pubblico.

Gli studenti protagonisti del confronto

L’aspetto più riuscito della tavola rotonda è stato il dialogo con i ragazzi, che non si sono limitati ad ascoltare. Attraverso sondaggi, domande e interventi spontanei, gli studenti hanno dimostrato di conoscere alcuni meccanismi degli algoritmi, raccontando come le piattaforme continuino a proporre contenuti simili a quelli già visualizzati. Alcuni hanno persino spiegato di essere riusciti a convincere i propri genitori che una notizia vista sui social era falsa.

Un confronto vivace tra generazioni, nel quale è emersa la consapevolezza che saper utilizzare uno smartphone non significa necessariamente saper riconoscere un’informazione affidabile.

Una giornata dedicata alla libertà d’informazione

La giornata si era aperta con una conferenza stampa presso la DIN, alla presenza di una delegazione del Consiglio d’Europa. Florian Botto, intervenuto in rappresentanza del Ministro delle Relazioni Estere Isabelle Berro-Amadeï, ha ricordato l’importanza attribuita dalla Presidenza monegasca alla tutela dei minori e alla partecipazione dei giovani ai processi decisionali.

Artemiza-Tatiana Chisca, responsabile della Divisione per la libertà di espressione del Consiglio d’Europa, ha illustrato le iniziative dell’Organizzazione contro la disinformazione e a protezione dei giornalisti. Il programma si è concluso con una seconda tavola rotonda, aperta al pubblico adulto presso la Médiathèque de Monaco, dedicata alle sfide della disinformazione e al ruolo fondamentale di una stampa libera, pluralista e indipendente nella difesa dei valori democratici.

Una giornata che ha dimostrato quanto sia necessario investire nell’educazione ai media, soprattutto tra i giovani. Perché oggi la vera sfida non è soltanto avere accesso alle informazioni, ma imparare a verificarle, comprenderle e metterle in discussione.