TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO: NUOVE PROSPETTIVE CON HPV E I.A.

Al Congresso mondiale IPVS di Atene, il professor Franco Borruto presenta davanti a circa 2.000 delegati le nuove frontiere dello screening.

Al Congresso mondiale IPVS di Atene, il professor Franco Borruto presenta davanti a circa 2.000 delegati le nuove frontiere dello screening.

Il futuro della prevenzione del tumore del collo dell’utero passa sempre più attraverso la ricerca sul papillomavirus umano (HPV) e l’intelligenza artificiale. È questo il tema al centro dell’intervento del professor Franco Borruto, consulente del Dipartimento degli Affari Sociali e della Sanità del Governo del Principato di Monaco, al Congresso mondiale dell’International Papillomavirus Society (IPVS), svoltosi ad Atene, davanti a circa 2.000 delegati. Un appuntamento scientifico internazionale durante il quale sono state presentate nuove prospettive per rendere lo screening oncologico più preciso, personalizzato e accessibile.

Il suo intervento, dedicato al possibile superamento dei metodi tradizionali di screening, ha riscosso grande interesse per le prospettive offerte dall’integrazione tra diagnostica molecolare e nuove tecnologie di analisi delle immagini.

Dal Pap test all’analisi del virus

Per decenni il Pap test ha rappresentato uno degli strumenti fondamentali nella prevenzione del carcinoma cervicale, contribuendo a salvare moltissime vite. La colposcopia, invece, permette di esaminare più approfonditamente il collo dell’utero quando gli esami di screening evidenziano anomalie. Questi strumenti presentano tuttavia alcuni limiti, tra cui la variabilità nell’interpretazione dei risultati e la necessità di personale specializzato.

I test basati sulla ricerca dell’HPV ad alto rischio hanno dimostrato una maggiore sensibilità nell’individuare le donne a rischio di sviluppare lesioni precancerose. La genotipizzazione estesa permette di compiere un ulteriore passo avanti: non si limita a rilevare la presenza del virus, ma distingue i diversi tipi di HPV, associati a livelli di rischio differenti. In questo modo diventa possibile personalizzare meglio i controlli, individuando le pazienti che necessitano di un approfondimento e quelle che possono essere seguite con maggiore tranquillità.

L’intelligenza artificiale può aiutare i medici

La seconda innovazione riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per analizzare le immagini del collo dell’utero. Secondo la revisione scientifica presentata al congresso, alcuni sistemi di intelligenza artificiale hanno mostrato risultati diagnostici comparabili a quelli di colposcopisti esperti. L’obiettivo non è soltanto migliorare la precisione ma anche ridurre le differenze di valutazione tra operatori e rendere queste tecnologie accessibili nei Paesi dove mancano specialisti e strutture adeguate. Combinare l’analisi dei diversi tipi di HPV con le immagini interpretate dall’intelligenza artificiale potrebbe consentire di ridurre gli esami invasivi non necessari, come alcune biopsie, e di utilizzare meglio le risorse sanitarie. Si tratta tuttavia di prospettive che richiedono ulteriori validazioni cliniche prima di poter modificare su larga scala i protocolli diagnostici.

Una ricerca che coinvolge Monaco

Il lavoro presentato dal professor Franco Borruto è stato realizzato con la collaborazione della patologa Florence Dupré, del ginecologo ostetrico e ricercatore Ciro Comparetto e del dottor Christophe Robino, Consigliere di Governo-Ministro degli Affari Sociali e della Sanità del Principato di Monaco. La ricerca si inserisce in un settore della medicina in rapida evoluzione, nel quale prevenzione, biologia molecolare e intelligenza artificiale potrebbero contribuire a rendere lo screening oncologico sempre più mirato e accessibile.

Il messaggio emerso dal congresso di Atene non è che il Pap test e la colposcopia debbano essere abbandonati oggi ma che la prevenzione del tumore del collo dell’utero potrebbe diventare più precisa, personalizzata e meno invasiva.