Al Grimaldi Forum, la conferenza del Consiglio d’Europa si conclude con una risoluzione per uno sport più sicuro. Il Principe Alberto II e la Principessa Charlène richiamano l’attenzione sul benessere dei ragazzi.


Lo sport deve essere sinonimo di salute, amicizia, divertimento e crescita personale. Non può diventare un ambiente nel quale bambini e adolescenti siano sottoposti a pressioni psicologiche eccessive, costretti a inseguire risultati a ogni costo o, peggio ancora, esposti a violenze e abusi sessuali.
È questo il messaggio centrale della 19ª Conferenza dei ministri responsabili dello Sport del Consiglio d’Europa, che si è svolta il 3 e 4 novembre al Grimaldi Forum di Monaco, nell’ambito della presidenza monegasca del Comitato dei Ministri.
Circa 300 partecipanti, tra cui 25 ministri e segretari di Stato, si sono confrontati sul tema Uno sport più sicuro e sano per tutti i bambini, con l’obiettivo di rafforzare la protezione dei minori all’interno di club, associazioni e federazioni sportive.
I Principi Alberto II e Charlene: lo sport deve unire e proteggere
Ad aprire i lavori è stato S.A.S. il Principe Alberto II, da sempre impegnato nella promozione dei valori olimpici, che ha ricordato come lo sport abbia un potere unico, quello di riunire le persone. Un valore che deve però accompagnarsi alla responsabilità di garantire ai più giovani un ambiente sicuro, inclusivo e rispettoso. Particolarmente significativo l’intervento della Principessa Charlene, ex nuotatrice olimpica e da anni impegnata nella prevenzione degli incidenti acquatici e nella protezione dei bambini attraverso la sua Fondazione. Ogni bambino merita di sentirsi al sicuro e sostenuto, e il suo divertimento, la sua salute e il suo benessere devono sempre venire prima dei risultati, ha dichiarato la Principessa.
La Principessa Charlene ha ricordato che lo sport contribuisce a sviluppare fiducia in sé stessi, amicizia e senso di appartenenza, ma che nessun bambino dovrebbe sentirsi obbligato a vincere a ogni costo, ignorare il dolore o temere di deludere gli adulti. Un altro punto fondamentale del suo intervento ha riguardato la possibilità, per i giovani atleti, di denunciare situazioni di disagio o abuso, con la certezza di trovare qualcuno disposto ad ascoltarli e aiutarli. Nel suo intervento, la Principessa ha richiamato anche il programma « Start to Talk » del Consiglio d’Europa, che aiuta le organizzazioni sportive a sviluppare procedure di tutela dei minori. Ha citato l’esempio di Cipro, dove quattro federazioni, tra cui quella di nuoto, hanno introdotto specifici strumenti di protezione.
Allenatori qualificati e maggiore vigilanza nei club
Uno degli aspetti più concreti affrontati durante la conferenza riguarda la selezione e la formazione degli allenatori e dei responsabili delle attività sportive. Nel corso di un incontro con la stampa, il segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset e il ministro dell’Interno monegasco Lionel Beffre hanno sottolineato la necessità di regole condivise, di verifiche sulle qualifiche professionali e di una vigilanza costante all’interno delle società sportive.

Non basta essere tecnicamente preparati per allenare bambini e adolescenti. È necessario possedere competenze adeguate anche per accompagnarne la crescita, riconoscere eventuali situazioni di rischio e garantire un ambiente rispettoso. La cooperazione tra gli Stati, gli incontri periodici e lo scambio di informazioni dovranno favorire l’applicazione e il monitoraggio delle misure di protezione all’interno di club e federazioni.
Il risultato non può diventare un’ossessione
La conferenza ha posto l’accento anche sulla salute psicologica dei giovani sportivi. La ricerca della performance, la pressione degli allenatori e le aspettative delle famiglie possono trasformare un’attività educativa in una fonte di ansia e sofferenza. Allenarsi, migliorare e competere sono esperienze formative, ma la vittoria non può diventare l’unico criterio con cui giudicare un bambino. Da qui l’importanza di preparare adeguatamente allenatori e volontari, individuare adulti di riferimento ai quali i ragazzi possano rivolgersi e rafforzare la collaborazione tra società sportive, servizi di protezione dell’infanzia e autorità competenti.

Berset: i diritti dei bambini valgono anche nello sport
Alain Berset ha ricordato che i principi fondamentali del Consiglio d’Europa devono essere rispettati anche sui campi sportivi. « I diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto non si fermano ai margini del campo sportivo« , ha sottolineato il segretario generale, evidenziando il ruolo educativo dello sport nell’insegnare il rispetto delle regole, degli avversari e delle decisioni arbitrali. Berset si è inoltre complimentato con Monaco per l’organizzazione della conferenza, che si inserisce tra gli appuntamenti significativi del semestre di presidenza monegasca del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.
Una risoluzione per uno sport più sicuro
Al termine dei lavori, ministri e delegati hanno adottato una risoluzione dedicata alla protezione dei bambini e dei giovani nello sport. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione tra gli Stati e le organizzazioni sportive, promuovendo standard di tutela, formazione adeguata e strumenti di prevenzione e controllo. La sfida sarà ora tradurre questi orientamenti in pratiche efficaci e verificabili, affinché ogni giovane possa allenarsi e competere in un ambiente nel quale la sicurezza e il rispetto della persona siano prioritari.
La conferenza di Monaco lascia così un messaggio che va ben oltre le competizioni: lo sport deve formare persone prima ancora che campioni.
