Serata intensa e ricca di emozioni alla Società Dante Alighieri, che ha ospitato Enrico Vanzina per un incontro che ha saputo unire racconto, memoria e spettacolo.

Ad accogliere il pubblico la presidente Maria Betti, mentre la presentazione è stata condotta da Maurizio Di Maggio.
Fin dalle prime battute, il pubblico ha scoperto un Vanzina diverso da quello spesso associato alla commedia leggera: un uomo profondo, ironico e sorprendentemente intimo. Ha raccontato come la madre lo immaginasse ambasciatore, spingendolo a studiare in collegio in Svizzera e poi alla Sorbona. Il richiamo del cinema, grazie al padre Steno e al fratello Carlo Vanzina, è stato più forte di qualsiasi altra ambizione, portandolo a costruire una carriera straordinaria.
Eppure, ha confidato, la sua vera passione resta la scrittura: « Volevo fare lo scrittore« . Una vocazione che non ha mai abbandonato e che lo ha portato a pubblicare diversi libri, tra cui Mio fratello Carlo, omaggio personale e affettuoso a un legame artistico e umano indissolubile.

La serata è stata anche un’anteprima del suo prossimo spettacolo teatrale, un vero e proprio one man show, in cui Vanzina racconterà la sua vita alternando parole e musica, seduto al pianoforte.
Numerosi gli aneddoti che hanno conquistato la platea. Indimenticabile il ricordo di Totò di cui Steno fu il primo regista per « Guardia e Ladri« . Enrico Vanzina da bambino lo incontrò per prendere il tè con tutta la famiglia, per poi ritrovarlo su un set, travestito da donna, lui lo guardò stupito mentre Totò gli chiedeva con ironia: « Enrico, ti piaccio di più quando faccio Totò? » (Totò Diabolicus). « Un uomo incredibile – ha raccontato Vanzina – per umanità, gentilezza e simpatia« .
Toccante anche il racconto dell’amicizia tra suo padre e Vittorio De Sica, così profonda da tradursi in un gesto estremo: la famiglia De Sica mise a disposizione la propria tomba per il padre dei fratelli Vanzina, Steno, quando, ha ricordato con amarezza, nemmeno l’intervento di Giulio Andreotti, allora Presidente del consiglio, riuscì a superare gli ostacoli burocratici del Verano.
Non sono mancati momenti più leggeri, come il ricordo del fratello Carlo, con cui formava un sodalizio unico, capace anche di scoprire volti iconici del cinema anni ’80, come Carol Alt e Renée Simonsen per Via Montenapoleone. E lì il ricordo di un compagno di collegio alle medie che lo prendeva in giro perché non aveva delle ragazze e lui pensava che se lo avesse visto in quel momento sarebbe rimasto a bocca aperta.
Tra teatro e nuovi progetti
Vanzina ha infine invitato il pubblico al suo prossimo spettacolo e ha anticipato di essere al lavoro su un nuovo film giallo tratto dal suo romanzo Il cadavere del Canal Grande.
A fine serata, gli abbiamo posto una domanda: se negli anni ’80 Milano era “da bere”, oggi cos’è? La risposta, tra ironia e lucidità: « Sicuramente, e tristemente, Milano è la città da postare. Magari ne faccio un film!« .
