La visione curatoriale della prima curatrice africana della rassegna, Koko Kouoh, purtroppo scomparsa prematuramente in Svizzera.

Presentazione alla stampa: parte un video « Hallo, sono Koyo Kouoh, curatrice della Biennale e non vedo l’ora di vedervi a Venezia« . Applauso commosso dalla platea di giornalisti.
Il Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco aveva nominato, a ottobre del 2024, direttrice del Settore Arti Visive e curatrice dell’Esposizione Internazionale d’Arte del 2026, Koyo Kouoh, prima curatrice africana della rassegna, figura di spicco nel panorama internazionale dell’arte contemporanea che il 10 maggio, a 10 giorni dalla presentazione che avrebbe avuto luogo a Venezia, prima di poter annunciare titolo e temi della sua Biennale, è scomparsa all’improvviso a 57 anni.
Da ottobre ad aprile la curatrice sviluppa il suo percorso curatoriale, seleziona artisti, opere, determinando finanche l’identità grafica della mostra e l’architettura degli spazi.
La Biennale, attraverso il team curatoriale scelto dalla curatrice: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie
Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter, Rory Tsapayi realizzerà la mostra secondo la visione e il progetto di Kojo Kouoh.
Intitolata In minor keys/ In tonalità minori richiama il modo minore che, in musica, si lega a delicate emozioni, al sussurrio, al mormorare. L’invito di Kojo è quello di scalare le marce, sintonizzarsi sulle frequenze minori che si perdono
spesso nell’ansiosa cacofonia del caos presente. La chiave minore rifiuta toni marziali e fragori,
prende vita nella consolazione della poesia, chiede ascolto. «La musica continua nel canto di chi
produce bellezza nonostante le tragedie. Il canto di chi scappa dalle rovine».
Chiavi minori sono anche isole piccole, luoghi e comunità con distinti ecosistemi e vita sociale,
sono oasi, cortili, sono universi intimi e conviviali che sostengono l’essere umano specialmente in tempi terribili e sono i mondi creati dagli artisti «visionari scienziati sociali».
La curatrice invita a dare ascolto ai persistenti segnali della terra e della vita, connessi alle
frequenze dell’anima. Kojo vede gli artisti testimoni ed interpreti di condizioni sociali e psichiche e catalizzatori di relazioni e possibilità nuove. Gli artisti aprono porte, nutrono. Come in una session di free jazz dove convivono coesione e dissonanza, nella poesia che rende liberi, figure artistiche diverse, insieme, costruiscono bellezza. La Biennale invita il visitatore a riscoprire il potere della meraviglia, in un mondo dove sembra esistere solo una produttività accelerata.
Kojo, nell’assenza, è presente per suggerire da quell’altrove una strada per il futuro.
Per recarsi alla Biennale di Venezia da Monaco, ci sono comodi voli diretti da Nizza.

