Si inaugura, tra le polemiche, la 61a Biennale di Venezia il 9 maggio, e chiuderà i battenti il 22 novembre prossimo.

Già Venezia pullula di opening da non perdere e di eventi privati. Grande attesa a Palazzo Rota
Ivancich, della solo exhibition di sculture di Koen Vanmechelen We Thought We Were Alone con
speciale performance del cantante senegalese Youssou N’Dour.
Koyo Kouoh, classe 1957, nata in Camerun, scelta come curatrice della Biennale 2026, ha lasciato nelle mani di un selezionato team curatoriale il suo progetto, scomparendo prematuramente. Il titolo In minor keys sembrava promettente, In chiave minore, non fragori, ma stati d’animo sussurrati. La maison Bulgari ha deciso di essere partner esclusivo della Biennale 2026, con l’idea che sostenere l’arte è sostenere la libertà di pensiero e di espressione.

Quella che voleva essere una Biennale dai toni sommessi è, ben prima di inaugurare, terreno di
controversie. Coprono frusciar del vento e sciabordio d’onde, rumori e polemiche che agitano le
acque del Canal Grande. Il popolo dell’arte è in subbuglio. A pochi giorni dall’apertura, la
Biennale, pensata dalla curatrice come luogo di incontro e solidarietà, è diventato campo divisivo, attivatore di polemiche. Proteste internazionali hanno scatenato gli animi di artisti e curatori, politici, benpensanti e pubblico per aver trovato la Russia, con il suo padiglione, nell’elenco delle 99 nazioni presenti. L’Unione Europea blocca fondi destinati alla Biennale. Motivazione? Non si invita un paese accusato di crimini di guerra. E Israele? La Giuria decreta: « nessun premio potrà essere dato né a Russia, né a Israele, entrambi esclusi dai Leoni d’oro« .
Il Presidente della Biennale Buttafuoco difende l’autonomia e l’indipendenza della mostra d’arte da questione geopolitiche: « La Biennale di Venezia rifiuta ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte« . Il dibattito diventa opposizione: il ministro della cultura Alessandro Giuli disapprova, diserterà l’inaugurazione e invia ispettori. La Giuria si dimette in blocco. I premi saranno assegnati dai visitatori. Le agitazioni giungono allo sciopero: chiusi tutti i padiglioni e eventi collaterali per l’intera giornata dell’8 maggio, il terzo giorno della pre opening, periodo tradizionalmente riservati agli operatori del settore e a tutto un esclusivo mondo di vip che fa fibrillare chi vuole esserci nella ricerca spasmodica, a qualsiasi costo, di un pass.
La vera Protesta è la Bellezza recita, come a risposta, il titolo di una mostra ospitata, fuori dei
luoghi della Biennale, a Palazzo Pisani Moretta.

