Museo Oceanografico di Monaco ha ospitato la finale della nona edizione del Monaco
Ocean Protection Challenge, il concorso nato per sostenere lo sviluppo di startup capaci di
generare un impatto positivo sui mari.

L’evento, organizzato in collaborazione dalla Fondazione Principe Alberto II, l’Istituto Oceanografico di Monaco, e l’Univeristà Internazionale di Monaco, con il sostegno di CFM Indosuez, ha riunito studenti, imprenditori e investitori con l’obiettivo di tradurre la ricerca scientifica in soluzioni commerciali concrete a beneficio degli oceani.
La giuria ha valutato idee innovative suddivise in due categorie principali: concetti di business in
fase iniziale e startup già strutturate.
Per quanto riguarda la sezione Business Concepts, il primo premio è andato ai tedeschi di Seads, team dell’Università di Münster. Il loro progetto affronta il problema del danneggiamento dei fondali causato dai lavori edili e infrastrutturali costieri, impiegando robot autonomi sottomarini per seminare e ripiantare la posidonia, ricostruendo gli ecosistemi compromessi.
Tra le startup già avviate ha trionfato la francese CalX. Questa realtà ecologica risponde allo
spreco delle tonnellate di gusci d’ostrica che ogni anno vengono incenerite in tutta Europa. CalX
trasforma questi scarti in una polvere di carbonato di calcio naturale, utilizzabile in agricoltura,
nella plasturgia e nell’industria della plastica al posto dei materiali di estrazione mineraria.
Produce anche un substrato naturale per contrastare l’erosione costiera e favorire la biodiversità
marina.
Le premiazioni hanno visto anche l’assegnazione di riconoscimenti speciali. Il prestigioso premio Coup de Coeur, sponsorizzato da CFM Indosuez, è stato assegnato a Bend & Snap, progetto locale nato tra le mura dell’International University of Monaco (IUM). Il premio Spotlight on Africa ha riconosciuto invece l’impegno della marocchina Blue Fields Company, valorizzando il fermento ecologico nel continente africano.
Il livello dei partecipanti esclusi dal podio è stato molto alto. Nella categoria dei concetti
preliminari si sono messi in mostra Blueprint Reefs della Sorbona di Parigi, che mappa i fondali
e stampa coralli in 3D, e Blue Return di Amburgo, che propone un’app per rendere giocosa la
raccolta dei rifiuti sulle spiagge. E come dimenticare Pearl, il progetto dell’IUM, un drone
sottomarino con un’autonomia di due ore ideato nel Principato per catturare i pesci scorpione
invasivi con un braccio robotico, proteggendo così la pesca e gli ecosistemi locali.
Tra le startup consolidate, la finlandese Sealevä ha presentato tre collezioni di materiali di design ricavati da scarti di alghe a un costo inferiore dell’ottanta per cento rispetto alle bioplastiche tradizionali. La francese Seavium ottimizza la gestione delle navi e le rotte offshore tramite intelligenza artificiale, per ridurre i viaggi a vuoto e le emissioni di carburante delle
imbarcazioni. Infine, dall’Indonesia, ClimaFund connette investitori istituzionali e piccoli
coltivatori locali per finanziare il ripristino delle mangrovie, considerate vere e proprie
infrastrutture viventi.
Al termine del Monaco Ocean Protection Challenge 2026, vincitori e organizzatori, hanno
sottolineato come la salvaguardia degli oceani richieda un approccio pragmatico. Non basta
sensibilizzare l’opinione pubblica, serve creare un’economia circolare sostenibile. Con la
conclusione del Monaco Ocean Protection Challenge 2026, Monaco ambiente, innovazione
tecnologica e finanza sostenibile si confermano i tre pilastri su cui fondare la salvaguardia del
nostro pianeta marino.
