Il Ministro dell’Interno Beffre, difende il progetto di legge sul riconoscimento facciale e sollecita il confronto con il Conseil National. « Non comprendo le reticenze » . Più agenti e tecnologia per la sicurezza del Principato.

La sicurezza è uno dei punti di forza del Principato di Monaco e contribuisce direttamente alla sua qualità della vita. Come mantenerla in un territorio di appena due chilometri quadrati, senza frontiere fisiche?
Per Lionel Beffre Ministro dell’Interno, la risposta passa attraverso due elementi complementari: una maggiore presenza della polizia sul territorio e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Tra queste, il riconoscimento facciale, al centro di un progetto di legge depositato dal Governo nel dicembre 2023 e sul quale il confronto con il Conseil National non è ancora entrato nel merito in commissione. Nell’intervista a MonteCarloin, Beffre spiega come dovrebbe funzionare il dispositivo, quali garanzie sono previste per la tutela delle libertà individuali e perché considera importante accelerare l’iter legislativo.
La sicurezza si fonda prima di tutto sulla presenza umana
MCin: La sicurezza è sempre stata una delle grandi qualità del Principato e contribuisce direttamente alla qualità della vita. In un territorio senza frontiere fisiche, molto aperto e attraversato ogni giorno da migliaia di persone, è diventato necessario rafforzarla ulteriormente e identificare rapidamente eventuali individui pericolosi. Che cosa potrebbe apportare il riconoscimento facciale?
Lionel Beffre: A Monaco abbiamo sempre vigilato per mantenere un elevato livello di sicurezza. Una sicurezza che si fonda, prima di tutto, sulla presenza umana. Tengo molto a sottolinearlo. Questa presenza si manifesta in diversi modi. Innanzitutto attraverso postazioni fisse sul territorio, visibili a tutti, dal Jardin Exotique a Saint-Roman. Abbiamo inoltre pattuglie di polizia in automobile e a piedi. A questo proposito, ho chiesto di aumentare le pattuglie a piedi, incaricate anche di effettuare i controlli d’identità. Questi controlli ci permettono di conoscere le ragioni della presenza di determinate persone nel Principato e di verificare che non siano ricercate. La sicurezza è garantita anche dalle 1.400 telecamere installate a Monaco, le cui immagini sono monitorate dalla sala di comando della Pubblica Sicurezza. Consentono di osservare ciò che accade in città, soprattutto nei punti nevralgici, e di intervenire di conseguenza. Il nostro territorio è molto piccolo, appena due chilometri quadrati ma proprio questa caratteristica può creare difficoltà. Se osserviamo un fatto sospetto in prossimità del confine francese, il tempo può giocare a nostro sfavore. Bastano pochi minuti perché una persona raggiunga la Francia e non possiamo inseguirla come vorremmo. Per questa ragione abbiamo rafforzato la presenza degli agenti nel settore della Crémaillère, vicino a Beausoleil. Disponiamo inoltre di postazioni fisse in Place d’Armes e in Place du Casino, mentre nei settori di boulevard d’Italie e boulevard des Moulins operano pattuglie mobili. Il numero degli agenti dovrebbe aumentare ulteriormente grazie alla creazione di nuovi posti prevista nell’ambito del bilancio primitivo 2027.
MCin: Quanti agenti di polizia ci sono attualmente a Monaco?
L.B.: Abbiamo 630 agenti di polizia. Circa la metà, ossia 300, fanno parte della polizia urbana: sono gli agenti in uniforme che vediamo nelle strade, che effettuano i pattugliamenti, i controlli e assicurano la presenza della polizia durante gli eventi. Disponiamo inoltre di una sessantina di agenti della polizia giudiziaria, che lavorano in borghese e conducono le indagini più complesse.
Il progetto di legge è stato depositato nel dicembre 2023. Aspettiamo ancora di discuterne
MCin: Lei è favorevole all’utilizzo del riconoscimento facciale, in particolare per identificare una persona ricercata che potrebbe arrivare improvvisamente a Monaco. Concretamente, come funzionerebbe il dispositivo e soprattutto, quali garanzie impedirebbero che diventi uno strumento di sorveglianza generalizzata della popolazione?
L.B.: Abbiamo depositato il progetto di legge al Conseil National il 19 dicembre 2023. Da allora aspettiamo che il Consiglio ci chieda di presentarlo alla commissione legislativa, per poter finalmente discutere nel merito. Finora le osservazioni sono state formulate soltanto durante le sedute pubbliche o attraverso i giornali. Non abbiamo ancora avuto l’occasione di affrontare il progetto in commissione e spero che questo possa avvenire il più presto possibile. Ho infatti l’impressione che, in molte delle dichiarazioni fatte finora, vi siano approssimazioni e anche affermazioni che non corrispondono alla realtà. Concretamente, il dispositivo funzionerebbe attraverso una lista di persone ricercate dalla giustizia o dalla polizia, non soltanto monegasca: la cosiddetta lista d’allerta. Potrebbe comprendere persone ricercate per reati già sanzionati dalla giustizia, ma non ancora rintracciate, oppure individui sospettati di terrorismo o di atti terroristici. La lista conterrebbe i nominativi e gli elementi biometrici disponibili di queste persone. Il sistema consentirebbe di confrontarli con le immagini riprese dalle telecamere nello spazio pubblico. Se, per esempio, una persona ricercata per furti, della quale possediamo una fotografia, si trovasse in città, la tecnologia permetterebbe alla polizia di identificarla rapidamente e di accelerare le indagini. Oggi non disponiamo di questa possibilità. Il dispositivo non avrebbe nulla a che vedere con tutte le altre persone che si trovano a Monaco e che non hanno nulla da rimproverarsi. Se due cittadini camminassero per strada, il riconoscimento facciale non produrrebbe alcuna allerta, perché non figurano nella lista delle persone ricercate.

Le garanzie per la vita privata sono previste nel progetto
MCin: Il tema suscita tuttavia numerosi interrogativi, soprattutto da parte del Conseil National, riguardo al rispetto della vita privata e delle libertà individuali. Fino a che punto saranno tutelati i diritti fondamentali dei cittadini?
L.B.: Non comprendo questa forma di reticenza da parte del Conseil National. Proprio per dissipare ogni dubbio è necessario poter discutere il progetto in commissione legislativa. Abbiamo previsto nel testo una serie di garanzie molto precise. Innanzitutto, la lista d’allerta sarà elaborata esclusivamente dal Direttore della Pubblica Sicurezza. Nessun altro agente di polizia potrà aggiungervi autonomamente un nominativo. Inoltre, il personale incaricato del riconoscimento facciale sarà specificamente autorizzato e avrà ricevuto una formazione adeguata. Abbiamo anche previsto la possibilità di controllare la lista d’allerta. Queste verifiche potranno essere effettuate dall’autorità giudiziaria, per garantire che la lista sia correttamente aggiornata. Anche l’autorità competente per la protezione dei dati personali, la PDP, potrà effettuare verifiche. Un’ulteriore garanzia riguarda la conservazione delle immagini: non potranno essere conservate per più di 30 giorni, salvo nei casi particolari in cui siano necessarie per un’indagine che richieda tempi più lunghi. Al di fuori di queste eccezioni, trascorso il termine previsto, le immagini saranno cancellate. Gli agenti che non rispetteranno queste disposizioni saranno soggetti a sanzioni. Abbiamo quindi inserito nel progetto di legge tutte le garanzie che riteniamo necessarie affinché il dispositivo rispetti le libertà individuali e la vita privata.
Le 1.400 telecamere esistono già. Quello che vogliamo è poter identificare immediatamente, per la sicurezza dei cittadini, le persone ricercate che si trovano sul territorio monegasco. Dal punto di vista tecnico siamo in grado di realizzare questo sistema. Ci manca soltanto il quadro legislativo. Monaco sarebbe il primo Stato europeo ad applicare un dispositivo di questo tipo. Ancora una volta saremmo innovatori nel campo della sicurezza dei cittadini. Voglio ricordare che le prime telecamere furono volute nel 1982 dal Principe Ranieri III, che dimostrò una visione innovatrice per la sicurezza della popolazione.
Tra dieci anni più agenti, più tecnologia e attenzione alla cybersicurezza
MCin: Telecamere, riconoscimento facciale, lettura delle targhe, cooperazione internazionale: come immagina la sicurezza a Monaco tra dieci anni?
L.B.: Da qui a dieci anni dovremo innanzitutto disporre di un numero sempre maggiore di agenti. Dovremo inoltre utilizzare al massimo le possibilità offerte dalle tecnologie, sempre nel rispetto della vita privata e delle libertà individuali, per facilitare il lavoro della polizia. Non possiamo sapere quali innovazioni tecnologiche saranno disponibili tra dieci anni, certamente dovremo utilizzarle per proteggere la popolazione residente. È indispensabile che il Principato e la polizia monegasca seguano attentamente l’evoluzione tecnologica, per integrare i nuovi strumenti nel sistema di sicurezza. Non dobbiamo trovarci in ritardo rispetto ai progressi tecnologici utilizzati dai delinquenti. Un altro settore al quale dovremo prestare particolare attenzione è quello della cybersicurezza.
