MARC CHAGALL: UNA STORIA DI DUE MONDI. MILANO, MUDEC

Al Mudec di Milano l’esposizione dedicata a Marc Chagall una proposta da visitare nelle prossime vacanze di Pasqua.

Russo, ebreo, naturalizzato francese, artista che, pur vivendo tempi travagliati (Rivoluzione russa, due Guerre mondiali, orrore dell’Olocausto), trasforma con la pittura la realtà in favola e meraviglia, Moishe Segal, o Shagal (1887-1985), a Parigi diviene Marc Chagall. Nato durante un pogrom di cosacchi contro gli ebrei nel villaggio di Vitebsk, allora parte dell’Impero russo, oggi Bielorussia, pur se osteggiato dalla famiglia, vuole diventare pittore, e a San Pietroburgo studia con Leon Bakst e con lui conosce l’arte del cubismo, di Cezanne e di Gauguin. Parigi era allora il centro dell’arte d’avanguardia e lì Moishe giunge nel 1910. Facciamo parlare lui che si presenta: Mi chiamo Marc, ho l’animo sensibile e non ho denaro, ma di me si dice che abbia talento. A Montparnasse conosce artisti e intellettuali, e affina il suo estro creativo: Nessuna Accademia avrebbe potuto darmi tutto quello che ho scoperto divorando le esposizioni di Parigi, le sue vetrine, i suoi musei… Come una pianta ha bisogno di acqua, così la mia arte aveva bisogno di Parigi. Elabora un suo stile personalissimo fatto di nostalgia, memorie e fantasia, attratto dal lato invisibile, quello della forma e dello spirito che completa la realtà e utilizzando quanto apprezza delle tecniche dell’arte moderna che sta scoprendo: Ho portato dalla Russia i miei oggetti, Parigi vi ha versato sopra la sua luce.

La tradizione ebraica askenazita, la cultura popolare yiddish, il villaggio (che la furia nazista ha distrutto), l’infanzia, le tradizioni, le feste ebraiche, i fiori e l’amore sono i suoi temi prediletti. Bella, l’amore della sua vita, precocemente scomparsa, vive nei suoi dipinti più famosi, vola nel cielo mano nella mano con lui, divenendo simbolo stesso dell’amore che sfida la forza di gravità e permette di librarsi in alto nel cielo.

Con l’occupazione nazista della Francia, da Parigi scapperà per non essere deportato come ebreo e andrà in Spagna, in Portogallo e poi, dal 1941 negli Stati Uniti per poi tornare in Francia e stabilirsi in Costa Azzurra, a Saint Paul de Vence. Non è apolide, confessa: Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa; essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell’aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima.

Dall’Israel Museum di Gerusalemme sono giunte al Mudec di Milano incisioni e dipinti, illustrazioni per l’autobiografia La mia vita, per i libri di Bella (Come fiamma che brucia, sulle feste ebraiche e Primo incontro, che rievoca gli inizi del loro rapporto amoroso), per Le anime morte di Gogol, per le Favole di La Fontaine e per la Bibbia. La mostra, raffinata e molto ben allestita da Corrado Anselmi, prodotta da 24ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura e curata per l’Israel Museum di Gerusalemme da Ronit Sorek, è visibile fino al 31 luglio 2022.

Percorrere l’esposizione milanese è scoprire un autentico gioiellino che diffonde i caldi e intensi bagliori di un mondo simbolico di immagini che un artista innamorato della vita, lungamente vissuta, ci ha lasciato insieme al suo messaggio che, ora come allora, ha il valore di una rivelazione e di una lampante certezza: “Nonostante tutti i problemi del nostro mondo, il mio cuore non ha mai rinunciato all’amore nel quale sono stato cresciuto, né alla speranza nell’amore. Nella vita, proprio come nella tavolozza di un artista, c’è un solo colore che dà senso alla vita e all’arte: il colore dell’amore“.

Myriam Zerbi collabora con MonteCarloin
A propos Myriam Zerbi 6 Articles
Myriam Zerbi, storica dell’arte, è figlia di collezionisti e ha fatto della passione di sempre il lavoro della vita. Ama la musica, con un debole per Vivaldi. È attratta da tutti i sud del mondo, dai cavalli, dal mare, e dal cioccolato fondente. Osa, a volte, scattare fotografie. Ama le parole, la lettura e la scrittura, avventure sorelle, e, da accanita idealista, è sempre alla ricerca di nuovi sentieri della mente e dello spirito da sondare, come di gusti da provare. Nella ricerca di un motto da far suo, trova un lampo di verità in «per foco sempre». Curatrice di mostre e giornalista, è felice di aver incontrato MonteCarloin in edicola… e da allora scrive storie d’arte e cultura da e per Monaco