Un documentario ripercorre la straordinaria vita di Hercule Florence, inventore che nel 1833 sperimentò in Brasile la cattura delle immagini attraverso la luce. Nuove analisi scientifiche confermano le sue intuizioni.
E se uno dei pionieri della fotografia fosse stato un uomo cresciuto nel Principato di Monaco, che sperimentava lontano dall’Europa, nel cuore del Brasile? È la storia poco conosciuta di Hercule Florence (1804-1879), protagonista del documentario Hercule Florence, autoportrait, presentato in anteprima all’Auditorium Rainier III di Monaco.
ft.Autoritratto di Hercule Florence/IHF

E se uno dei pionieri della fotografia fosse stato un uomo cresciuto nel Principato di Monaco, che sperimentava lontano dall’Europa, nel cuore del Brasile? È la storia poco conosciuta di Hercule Florence (1804-1879), protagonista del documentario Hercule Florence, autoportrait, presentato in anteprima all’Auditorium Rainier III di Monaco.
Organizzata dall’Institut Hercule Florence (IHF), con il sostegno degli Archivi del Palazzo del Principe e della Direzione degli Affari Culturali, la proiezione ha riportato alla luce il percorso di un inventore visionario, le cui ricerche contribuirono alla nascita della fotografia. Le ricerche, l’Istituto in Brasile intitolato a Hercule Florence, sono stati voluti da uno dei suoi discendenti, del primo matrimonio Antoine Florence, avvocato di San Paulo, che dopo anni è riuscito a chiudere il cerchio venendo a Monaco, per la presentazione del documentario, avvenuta in presenza di S.A.S. il Principe Alberto II.
Hercule Florence nacque a Nizza nel 1804, Florence crebbe nel Principato, terra d’origine della madre, dove ricevette la sua formazione artistica ma il Principato gli stava stretto. Nel 1824 partì per il Brasile, senza avere nulla ma lì fece fortuna, si sposò due volte ed ebbe 19 figli. Trascorse in Brasile oltre cinquant’anni dedicandosi all’esplorazione, al disegno e alla ricerca scientifica.
La fotografia, sei anni prima di Daguerre
Lontano dai grandi centri scientifici europei e senza disporre di un vero laboratorio, Florence sviluppò tecniche sperimentali per riprodurre e fissare le immagini attraverso l’azione della luce.
Nel 1833 riuscì a ottenere immagini fotografiche e utilizzò il termine fotografia per descrivere il suo procedimento, sei anni prima dell’annuncio di Louis Daguerre a Parigi, nel 1839. Per fissare le immagini sperimentò sostanze insolite, tra cui ammoniaca, urina e acqua. Le sue ricerche rimasero a lungo poco conosciute, anche a causa dell’isolamento geografico in cui lavorava.

Le nuove prove scientifiche
La vera novità raccontata dal documentario arriva dalle recenti indagini condotte da istituzioni scientifiche di Stati Uniti, Portogallo e Brasile, tra cui il Getty Conservation Institute e il laboratorio HERCULES dell’Università di Évora.
Le analisi hanno individuato l’impiego pionieristico di oro e argento nelle immagini realizzate da Florence nel 1833. Inoltre, le ricostruzioni sperimentali hanno confermato l’efficacia dell’ammoniaca come agente di fissaggio, proprio come l’inventore aveva annotato nei suoi diari.
Tra i documenti esaminati figurano due etichette farmaceutiche e un diploma massonico, considerati parte delle più antiche testimonianze fotografiche delle Americhe. I risultati sono stati presentati nel settembre 2026 a Oslo, durante la conferenza internazionale dell’ICOM-CC.
Un inventore molto più avanti del suo tempo
Ma Florence non si occupò soltanto di fotografia. Sviluppò anche la poligrafia, un sistema di stampa, e la zoofonia, un metodo per registrare e classificare i suoni degli animali, anticipando alcuni principi della moderna bioacustica. Il documentario, costruito come un’esposizione visiva, accompagna lo spettatore attraverso manoscritti, disegni, fotografie e testimonianze di ricercatori internazionali. È la voce dello stesso Florence a guidare idealmente il racconto della sua vita e delle sue scoperte. Quasi due secoli dopo i suoi primi esperimenti, la scienza continua dunque a riscoprire il contributo di questo inventore legato alla storia di Monaco.
Una vicenda che ricorda come le grandi scoperte scientifiche non nascano sempre nei laboratori più prestigiosi: a volte prendono forma lontano dai riflettori, grazie alla curiosità e alla tenacia di un uomo.

