SMEG, L’ENERGIA INVISIBILE: CONSUMI RIDOTTI OLTRE IL 30%

Tre anni di sperimentazione della SMEG nel Principato rivelano che gli utenti non sanno spiegare circa la metà dei loro consumi elettrici. Il progetto Smart7 combina tecnologia e sociologia per individuare gli sprechi e cambiare le abitudini.

Quanta elettricità consumiamo senza sapere esattamente dove finisce? Molta più di quanto immaginiamo. Secondo un’indagine condotta su oltre 6.000 clienti, privati e aziende, circa il 50% dell’elettricità consumata non viene identificato dagli stessi utilizzatori. È quella che i ricercatori hanno chiamato « Shadow Énergie », l’energia invisibile: consumi che sfuggono alla nostra attenzione e che, almeno in parte, potrebbero essere evitati.

Elettrodomestici lasciati in standby, scaldabagni costantemente accesi, riscaldamenti in funzione anche durante le vacanze. Negli uffici e nelle aziende, invece, il problema può dipendere da regolazioni termiche inefficienti, apparecchiature difettose o sistemi di programmazione ormai superati.

Per individuare questi consumi nascosti, il Gruppo SMEG, in collaborazione con il sociologo del clima Stéphane Labranche, coordinatore scientifico del GIECO/IPBC, ha sviluppato il progetto di ricerca Smart7, sperimentato nel Principato tra il 2023 e il 2025.

I risultati, presentati al Congresso mondiale dell’IASP, l’Associazione internazionale dei parchi scientifici e delle aree d’innovazione, mostrano che combinando strumenti tecnologici e coinvolgimento degli abitanti è possibile ottenere riduzioni significative dei consumi, in alcuni casi superiori al 30%.

La tecnologia scopre gli sprechi, la sociologia aiuta a eliminarli

La particolarità di Smart7 è che non si limita a misurare l’elettricità utilizzata.

SMEG ha sviluppato un sistema di rilevazione non intrusivo che permette di analizzare i consumi dei diversi utilizzi energetici di un edificio, aggregando i dati degli appartamenti e delle parti comuni.

A questa tecnologia si affianca uno studio sociologico per comprendere come le persone reagiscono alle informazioni ricevute e quali messaggi possono incoraggiarle a modificare le proprie abitudini.

« Parlare di kWh per combattere gli sprechi significa parlare una lingua straniera al 90% dei cittadini« , spiega Stéphane Labranche. « Chiediamo agli utenti di fare degli sforzi, ma non mostriamo loro dove si trova la perdita. La tecnologia permette di vedere l’invisibile e la sociologia di adattare l’accompagnamento per passare all’azione« .

L’idea è semplice: per consumare meno, prima bisogna capire dove si consuma e perché.

Il condominio diventa protagonista del risparmio energetico

Uno degli aspetti più sorprendenti della sperimentazione riguarda il comportamento degli abitanti quando il problema energetico viene affrontato collettivamente, a livello di edificio. I questionari inviati a circa 3.000 clienti hanno ottenuto un tasso di risposta superiore al 12%, un risultato considerato elevato dai ricercatori.

Ancora più significativo il dato delle newsletter periodiche inviate ai residenti, con informazioni sui consumi energetici del proprio immobile: il 75% dei destinatari le ha aperte. I messaggi venivano adattati al profilo prevalente degli abitanti. Nei condomini più attenti al risparmio economico si insisteva sui costi dell’elettricità, mentre in quelli maggiormente sensibili all’ambiente veniva evidenziato l’impatto ecologico. Secondo i ricercatori, comunicare i consumi dell’intero edificio, anziché concentrarsi esclusivamente sulle responsabilità individuali, può favorire comportamenti più virtuosi. Un approccio meno colpevolizzante, che trasforma il risparmio energetico in un obiettivo condiviso.

Non è il reddito a determinare le abitudini energetiche

La ricerca mette in discussione anche un’altra convinzione diffusa: che i consumi energetici dipendano principalmente dal reddito o dalla categoria socioprofessionale.

Una metanalisi internazionale condotta su 24.500 utenti, i cui risultati sono stati confermati dalla sperimentazione monegasca, indica invece che sono soprattutto le diverse fasi della vita a influenzare i comportamenti.

La nascita di un figlio, il trasferimento nella prima abitazione o il pensionamento possono modificare profondamente il modo in cui utilizziamo l’energia. Conoscere queste caratteristiche permette di proporre consigli più mirati e di rendere più efficaci le campagne di sensibilizzazione.

Da Monaco un modello da esportare

Dopo tre anni di sperimentazione, SMEG considera Smart7 un modello applicabile anche in altri territori, dalle abitazioni agli edifici destinati a uffici e attività professionali.

Il metodo potrebbe essere utilizzato, per esempio, per dimostrare concretamente i benefici energetici di una ristrutturazione condominiale o per coinvolgere i dipendenti di un’azienda nella riduzione dei consumi. La ricerca prosegue ora con un nuovo progetto, APRI, realizzato da SMEG insieme a Stéphane Labranche e all’Université Côte d’Azur, con l’obiettivo di sviluppare uno strumento capace di identificare rapidamente, e su larga scala, i diversi profili socio-energetici degli utenti. Una prima dimostrazione è stata presentata durante la sessione conclusiva del Congresso mondiale dell’IASP.

La lezione che arriva da Monaco è chiara: per ridurre gli sprechi energetici non basta installare nuove tecnologie. Bisogna anche comprendere le persone che le utilizzano.

E a volte il primo passo per risparmiare elettricità consiste semplicemente nello scoprire dove finisce quella che già consumiamo.